lunedì 9 giugno 2008

Chiusura

Possenti vortici di aria
Gonfiarono i tuoni degli oricalchi,
Ma ora essi sono sfiatati;
Ancora le nebbie persistono,
Sono più forti.

domenica 8 giugno 2008

Laodicea

Anche le stelle solitarie
Sognano di te,
Mentre placida e intenta
Rimiri i tuoi fluenti capelli
Nell'acque del fiume;
Alle tue spalle
E' il trambusto della città,
Ma i fari notturni di essa,
Come statiche lucciole friniscono,
Laodicea,
Che guardi in silenzio il tuo viso.


Poi deforma il tuo volto
Una lacrima dolce che cade,
E ti par che non sia più te stessa,
Ché ripensi alle settimane folli,
Passate, ormai dietro le tue spalle,
Agli scacchi rovesciati,
Ai tuoi veloci e inappaganti amori,
Ai Tarocchi sparsi su un ripiano
Che non daranno più molte risposte,
Alla musica, deliziosa e tenue,
D'un piano che si perde in lontananza.


Quel tuo volto, che quasi non conosci,
Laodicea, che ti perdi nel passato,
E ti accorgi che non hai più un tuo futuro,
Rifletti nell'acqua che veloce scorre,
Questa vita di rapidi scambi,
Sapendo di quel muro che ti esclude
Da ogni desiderio o tuo progetto,
Non speri più neanche in una cura,
Che possa liberarti dal tuo male,
E intanto piangi piano e ti domandi
Se non c'era per te vita migliore.


Ma non sai che per te verrà la Grazia,
Che tu tra tante altre sarai scelta,
Non privo di pietà sarà il dolore,
Che fu per te come ombra fedele,
Perché tutte le genti t'ameranno,
Sarai per loro segno di bellezza,
Chiunque proverà per te passando,
Un brivido d'amore e di dolcezza,
Ogni fiume sarà per te uno specchio,
Perché sarai di donna fatta fiore,
'Sì bello da commuovere ogni cuore.

Vortici

Scintille di stoffa,
Camaleontici caleidoscopi,
Nella notte quotidiana.

Respiriamo,
Inchiodati alle stelle.

Il guerriero

...and pitched my vagrant tent,
A casual dweller and at large among
The unfenced region of society.
W.Wordsworth, The Prelude


Avanza il guerriero nell'armatura,
A cavallo del calmo dromedario,
Avvolto nella lucente armatura,
Che reca il simbolo del mercenario,


E' stata la sua vita tutta oscura,
Fu ogni giorno come un avversario
Da vincere affrontando la paura,
E rimanere vivo e legionario.


Ma ora, vecchio, stanco, e mutilato,
Siede pensoso senza la sua spada,
E si chiede, dell'essere soldato,


Che cosa resti e cosa se ne vada,
Cos'abbia perso oppure guadagnato,
Mentre tramonta il dì sulla sua strada.

Le cose che apprezzi di più

Le cose
Che apprezzi di più
Sono spesso
Quelle che non sai
Come dire.

Insomnia

In tenebris venit
Turba angorium
( Sed pallidus exsurgit umbrarum Rex ).

Il clown

Sorride
Al bimbo malato
Un cielo
Di verde smeraldo.

Perché oggi fuori piove

Mi siedo al tavolo del bar,
Sotto i portici di Piazza Statuto,
Perché oggi fuori piove,
E la città mi pare immobile,
Ed apro il libro che porto sempre con me,
Per i casi di emergenza:
- Not seldom from the uproar I retired
Into a silent bay, or sportively
Glanced sideway, leaving the tumultuous throng,
To cut across the image of a star
That gleamed upon the ice -
E chiedendomi perché Wordsworth
Aprisse il Poema della Natura
Con una immagine invernale del Santo Pentacolo,
Guardo sopra la testa del Genio Alato,
Figurarsi lo stesso Simbolo, ma Inverso,
Che si staglia sulla vetta del Monumento
Al Traforo del Frejus,
Mentre Lucifero mi mostra con il dito
La vera dimora da cui sono sorto e in cui tornerò:
L'Oltretomba immenso.


Intanto arrivano il mio tramezzino e il mio Becerin,
Bevanda preferita dal Cavour che mi ricorda
Epoche passate di nobili cospiratori,
Volti al fine di realizzare un'Unità d'Italia,
Che oggi ancora pochi paiono desiderare,
Ma come preso da un presentimento,
Torno indietro tra le pagine e leggo ancora:
- The mind of man is framed even like the breath
And harmony of music; there is a dark
Invisible workmanship that reconciles
Discordant elements, and makes them move
In one society. -
E mi chiedo, o Preludio, o Poema Alchemico,
Se Wordsworth non avesse colto quella corrente sotterranea,
Che come un'infinita musica muove, come asseriscono i Pitagorici,
Le Sfere tutte, le persone sedute attorno a me che parlano,
I moti dell'animo, le vite degli animali e dei metalli,
E non avesse salito quella aspra scalinata,
Che fatta di sofferenza e di biasimo porta all'Amore Universale,
E a quella Mente Universale che lo muove
Sotto la serpentina sferza di Discordia suo Motore.


E intanto è un passerotto che decide di banchettare con me,
Ed io gli offro con cautela, non voglio spaventarlo,
Pezzi del mio tramezzino, e ciò mi fa chiedere di me stesso:
- Chi è costui che mi pare simile a un Dio?
Perché sorpreso da un forse effimero Amore per ogni cosa,
Mi sento depositario degli Antichi Misteri dei Druidi,
Ma poi finisce il mio pane, torna il passerotto ne chiede ancora,
E' tutto inzuppato di pioggia e mi dispiace,
Mi guarda fisso negli occhi e io mi sento in colpa,
In segno di resa sollevo le mani ma poi le distendo
Nel Segno di Theoricus, il migliore per comunicare
Con le creature dell'aria e gli dico che è finito,
Non ne ho più mi dispiace e se ne va,
Ma mi rimane come un'inconscia sensazione
Che tornerà dopo e non mi è difficile
Chiedere un altro tramezzino e tenerlo da parte per un po'.


- A structure famed
Beyond its neighbourhood, the antique walls
Of that large abbey which within the Vale
Og Nightshade, to St.Mary's honour built,
Stands yet a mouldering pile with fractured arch,
Belfry, and images, and living trees,
A holy scene! -
Ma la mia mente si distrae e capovolge ogni cosa,
Ed immagina da quei luoghi sinistri e dirupati,
Muoversi Spettri e Fantasmi e Diavoli in widdershins,
Cantando una vecchia canzone inintelligibile,
Perchè viene iniziata al punto fermo e terminata
Proprio alla prima maiuscola,
Non è forse l'Inghilterra luogo d'origine del Romanzo Gotico?
Ma è un Simbolo di Vita e di Amore a spezzare
Le mie macabre riflessioni, perché è tornato,
E' tornato, il passerotto, è tornato
Come mi aveva promesso!
Ed è dolcissimo per me spezzare il pane,
E donargli qualcosa della mia vita ancora esterna a me,
E del mio tempo, e del mio affetto,
Comunicando con lui questa linea sottile,
Che mi pare si erga eterea tra le onde della vita,
Ma trovo anche un'occasione
Per nutrire un altro passerotto e due colombi.


E quando loro se ne vanno, anch'io ormai mi alzo
Per proseguire il mio percorso senza dimora o mèta,
E mi allontano pensando malinconicamente
A quanto sia difficile e pericoloso, ma infinitamente dolce
Aver nutrito e cresciuto ed ospitare l'anima
Di un nobile anglosassone nel corpo privo di titoli
Di un borghese italiano timoroso del futuro e della vita,
Gracile e senza speranza nei confronti dei colpi del destino,
Ed a come mi sia difficile manifestare l'Amore che provo.
Ma ciò è abbastanza: - Enough that I am free.

Il Treno

Il treno si allontana,
Mentre il Sole ruggisce dall'alto,
Con grinta di Leone,
E tu guardi le stelle
Riflettersi nei tuoi occhi,
Ognuna come un istante
D'un abisso incolmabile.


Il treno si allontana,
Mentre tuonano i binari
Con rombo di titaniche campane,
E tu guardi le onde
Incresparsi sopra gli scogli
Della tua malinconia
Che non ha fine.


Il treno si allontana,
Mentre gli specchi del tempo
Alludono a giochi di luce,
E tu osservi il dirupo
Che porta al tuo presente,
E non ti stanchi di un percorso
Il cui orizzonte è rovesciato.


Il treno si allontana,
Mentre divari pieni di presentimento
Si affacciano su un nuovo pensiero,
E non ti accorgi più
Che manca ormai da tempo
Quel qualcosa che sceso dalle stelle,
Ti tendeva la mano.

Ogni mattina

Ogni mattina
Aprendo gli occhi,
Vedo un registro di classe
Che porta il mio nome,
La copertina è di un bel blu scuro,
Che mi ricorda il cielo serale,
E vedo i ragazzi entrare,
Pieni dei loro problemi,
Che nessuno mai ascolta
( Così ne parlano tra loro ),
E m'immagino insegnargli
La filosofia e la storia,
E la Gloria Antica d'Europa;
Ma loro che pensano ad altro,
Poi si preoccupano ad essere chiamati.
E dopo, durante la ricreazione,
I gruppetti nel corridoio,
Che parlano, ridono, scherzano,
Parlando di cose semplici,
Forse ripassano l'interrogazione.
Uno rimane solo, mangia la merenda,
E si formano nel corridoio
Le prime tenere coppie,
Conoscono l'amore, pensano a un futuro,
Che probabilmente non si avvererà.


Ogni notte chiudendo gli occhi,
Penso a come la giornata sia diversa,
A come per me sia strano,
Sapermi un non-morto da ormai molti anni,
Perché non sapevo concentrare la Volontà
Verso un unico scopo;
Ma ora che sto limando questo dono,
Verso che cosa lo focalizzerò?
Penso, cadendo nel sonno,
Che domani sarà diverso:
La mia anima sarà trasmigrata
Nel mondo dell'Immaginazione.

( Cominciata leggendo, scritta piangendo, terminata pensando ).

Il suono

E' un suono che si perde in lontananza,
Quello che muove i sogni nella via,
Ricordi che si perdono in distanza,
E del futuro che sia quel che sia,


Ed ogni cosa non mi sembra mia,
L'andar di luogo in luogo, stanza in stanza,
Mentre una triste e remota follia,
Mi par di questa vita quanto avanza.


Non è nient'altro ch'un sogno intessuto
In un arazzo di splendida seta,
D'oro e di perle, di fine velluto,



Pur d'ogni cosa nessuna è concreta,
Ed il disegno rimane incompiuto,
Giacché la trama è tutta segreta.

Nel crepuscolo

Mi porto sulle tue sponde,
O fiume antico,
Per ascoltare ancora una volta
La tua musica celeste,
Mentre la sera scende,
E coltri di buio
Affondano le ultime luci
Del sole,
E gli orgogliosi splendori
Del tramonto.


Chiudo gli occhi,
Mantenendo il silenzio,
Ora che il traffico cittadino
E' per lo più estinto,
Fino al prossimo risveglio,
Ed ascolto il quieto
Rimbombo delle tue acque.
Mentre reminescenze
Si svegliano.


Ed affiorano dal passato
Antichi spettri,
E soffici fantasmi,
Momenti di gioia,
E di dolore,
Immagini estatiche
Provenienti da un Oltremondo
Fatto di passioni
E di veritiere profezie.


Così è un istante
Soltanto,
Quello che permette
La mutazione,
E non esiste più né luce né fiume,
Ma fatti cosa unica,
Le acque scorrono attraverso di me.
E l'anima scroscia
Nel costante divenire senzaforma.

La tabaccaia

Sei uscita
Di tra le nappe
Che separano il negozio
Dal retrobottega,
Come una Venere tenebrosa
Che spezza le catene
Formate dalla pioggia,
Tra le inarrestabili spume marine;
Come un Angelo
Che sorge dall'Abisso,
Avvolto dalle fiamme della passione,
E da una corona
Di Luce e di Gioia.


Attorno a noi soli,
Macchine per il gioco d'azzardo,
Piccoli premi per piccole fortune,
Schede contrassegnate
Da numeri aleatori,
Pacchetti senza fine
Di sigarette, sigari, dolciumi,
Di ogni vizio permesso
E lucrativo per la società
- O almeno per parte di essa -
Come in uno dei più alti
Gironi dell'Inferno.


Io come allibito
Dallo splendore
Della tua presenza,
Dal magnetico magma
Che stillava dalla tua aura,
E invisibile
Permeava il più riposto
Anfratto della Cerchia,
Silenzioso meditavo
Come ogni parola,
Fosse inadatta a te.
Ma il Cielo sa cosa avrei fatto
Di quell'importuno banco che ci separava.

Tockus nasutus

Mi sembri più leale di Attilio Regolo nella sua prigione,
O di Annibale nel suo esilio,
Più stoico di Trasea Peto o di Lucio Anneo,
Più coraggioso di Alessandro o del Divo Giulio,
Più elegante di Petronio e più eloquente di Tullio,
Pure il tuo occhio è velato di sofferenza,
E di paura,
Ma non un lamento esprime la tua fisionomia.


Vorresti volare,
Fuggire da quella mano che non conosci,
E riprendere le infinite strade dei cieli
Per raggiungere i tuoi cuccioli,
E la tua femmina,
Che ti aspettano in una piccola buca,
Fatta in un albero e riparata con semplici mattoni
Di fango, sterco, e polpa di frutti.


Aspettavi deliziato
Con la femmina paziente
La crescita dei piccoli,
Per abbattere il riparo, ricostruendolo per loro,
Cosicché poteste nutrirli insieme,
Tu e lei.
Ma ti alzerai ancora nel tuo volo ondulato!
Ti prometto che troverai ancora
Frutti, rettili e insetti,
Per nutrire chi ti attende.


Giacché la mano
Che ti ha catturato,
E' di un uomo buono,
Che ti sa malato,
E vuole curarti.
Ci riuscirà,
Sarà lui in realtà a permetterti
Di vedere il volo dei tuoi cuccioli.


E forse un giorno,
Pervaso da un nuovo benessere,
Andrai a cercarlo,
Portando con te in volo
Tutta la tua famiglia.
Ma lui non ci sarà,
Altri impegni lo attendono,
Altre vite da salvare.

Misticismo

Abbatterò ogni pensiero,
Come si fa con un ostacolo,
Che ostruisce la mia strada,
E saranno i miei sentimenti
Come tavole
Sopra le quali attraversare
Gli impetuosi torrenti
Della memoria;
Per arrivare a concentrare
La mia Volontà
Verso il Trono sul suo Carro,
Con la sottigliezza e la potenza
Di un laser.

Gothick

Oggi è una passeggiata sinistra
Quella che faccio nella sera,
Non consola il paesaggio la vista,
Mi circonda la tristezza mera,


E' come andar nei regni del dolore,
Muover nella nebbia e nella notte,
Ed è ferruginoso il sapore
Dell'aria mentre muove a mezzanotte,


Spuntano un poco lapidi e tombe,
Ma i nomi sopra sono cancellati,
E persino il dolore soccombe,
Pensando a quei che se ne sono andati,


In lontananza l'ululìo dei lupi
Strilla all'avanzar di luna piena,
Ed i moti dell'animo son cupi,
Fermando il sangue a mezzo della vena.


I passi di famelici vampiri,
Che si muovon come predatori,
Bloccano i frenetici sospiri
Di quegli amanti avanti negli amori.


Uno scuotere fremente di catena
Riecheggia spaventoso tra le stanze
D'un monastero che si sporge appena
Da rocciose e ripide abbondanze,


I frati nelle lor piccole celle
Vorrebbero dormire ed han paura,
Che quel poco di riparo non si svelle,
Ed esca qualche orribile creatura.


Io avanzo nella notte tenebrosa,
Mi guardo attorno, tremo, e poi mi fermo,
So bene che nessuno ormai riposa,
Nella città vivace oppur nell'ermo,


Ma giunto son nei pressi d'una statua,
Ma non è quella del Commendatore,
Seppure la sua funzion gli è invero mutua,
Ch'essa è dell'Angelo Sterminatore,


Sul piedistallo trovo antica scritta,
La leggo riflettendo nella mente.
Con lo scalpello essa è stata infitta,
E credo mi sarà sempre presente:


- Dall'umile artigiano all'Alto Ingegno,
Ognuno fenderà questa mia spada,
E' la livella l'unico disegno,
Dove vi porterà ogni contrada,


Che siate nel dolor, angoscia o noia,
Dovrete nel mio antro penetrare,
E se avrete nella vita un po' di gioia,
Sarà anche peggio, poi, l'abbandonare. -

lunedì 14 aprile 2008

Ode alla Dèa

O Tu che notturna vieni,
Ammantata in una pace di stelle,
Quando tutto riposa,
E finalmente la serenità notturna
Si stende sulle città irrequiete.
Laddove si concentra il non-senso
Degli affanni quotidiani,
Per cose spesso prive di valore.


Tu che hai visto ogni singolo gesto
Che ha segnato la storia,
Ogni sconfitta, ogni vittoria,
Ogni momento di semplice
Vita quotidiana,
E che richiami con la tua potenza
Il vigore inarrestabile dei mari.


Tu che sai ma non commenti,
Non perché priva di parola,
Ma perché ricca
Di saggezza e verità,
La cui unica voce è il silenzio,
Tu Regina
Che risplendi sugli insondabili abissi.


Tu che richiami dall'alto
Il terribile urlo dei lupi,
Ma a Te anche tendono
Tutti i fiori stremati
Dalle fatiche del giorno.
Tu, Nobile di Sogni,
Sovrana incontrastata del tramonto.


Ricordati di noi,
Quando resi ciechi dall'oscurità,
Nel buio e tra il buio ti cerchiamo,
Brancolando nel dolore,
E ritrovando in Te nuova speranza;
Possa un alito del tuo vento
Ancora una volta donarci la gioia perduta.

- Staticità -

E' un paesaggio
Che si sgretola in frammenti
Quest'alba che
Non vuole sorgere,
Mentre il futuro
Sospeso sopra uno stillicidio
Di sensazioni,
Impedisce il suo proprio
Trascorrere.


Ed il flauto del Fauno,
Disperso il riecheggiare
Dell'Arcadia,
Sembra lasciarsi andare
A sensazionali cromatismi
Che non hanno origine,
Che non hanno chiusura,
In un incessante
Divenire senza lenimento.


Mentre tutta la foresta
Pare rabbrividire
Dal freddo,
E le foglie tremano
Come al fruscìo
Della rapsodia
Dei venti.
Ma intanto
Gli automi incombono.


Ed è in questo spazio
In cui si muovono
Rudimenti tecnologici
Ed esplorazioni prive di confine,
In cui si congela
Il brivido dell'aspettativa,
Che pare una rondine
Levare
Un tenue gorgheggio privo di calore.

Mare serenitatis

Sulla luna, viaggiando con la mente,
Vado a cercare qualche ristoro,
Laddove non c'è argento e non c'è oro,
E un infinito silenzio si sente,


Il cielo è buio, son le stelle spente,
Se qui non son felice non m'accuoro,
Non cerco più né il mirto, né l'alloro,
E qualunque pensiero m'è ormai assente,


Mi volto indietro a rimirar la Terra,
Pianeta azzurro su cui brilla il sole,
Che porta luce su dolore e guerra,


Così pare il destino ciò che vuole,
E se qualcuno un po' di gioia afferra,
Lo fa per poco, e poi di nuovo duole.

Necronomicon

Omaggio ad Howard Phillips Lovecraft
[ - Poesia liberamente ispirata ad un fatto realmente accaduto - ]


Di soppiatto nella legatoria
Entro a prelevar la copia mia
Del libro che si crede non esista,
Seppur più d'uno l'abbia avuto in vista,
E' un volume pieno di fatti strani,
Solo ad aprirlo tremano le mani,
Ci sono resoconti d'un passato,
Che segnò al mondo spaventoso fato,
Ci sono misteriose evocazioni,
Portali sopra mondi ed illusioni,
Ma molti che li hanno attraversati,
Si dice che non siano più tornati,


Perché dispersi in lande misteriose,
Dove si han creature spaventose,
Shoggoth che si muovon nella notte,
Licantropi e vampiri a grandi frotte.
Nell'isola di R'lyeh sotto l'oceano,
Coperta dalle acque che mareano,
Il Grande Cthulhu attende riposando,
Mentre gli astri si vanno organizzando,
Perché riemerga l'isola perduta,
Che pure s'è nascosta non è muta,
Ché i Grandi Antichi mandano messaggi,
A quei che, pazzi, vollero esser saggi.


" Non è morto ciò che eterno può attendere,
Ché passando Eoni si può fendere
Anche il velo di morte. " Così leggo,
Mentre seduto in casa al banco seggo,
Che fu ospite a studi più sereni,
Ed ora immerso in psichici veleni,
Decifro numerosi righi arcani,
Scritti in caratteri che non umani
Sembrano e sovviene la paura
Di irromper oltre quelle antiche mura,
Ma più forte di essa è l'interesse
Per l'inquietante e segreta messe


Di parole che vanno oltre il pensiero.
Così mi preparai ad agire e invero
Puntai il dito su uno dei Sigilli,
Disegnato tra sinistri cavilli,
Preparai la psiche a meditare
Per passare l'incognito Portale,
Ben presto svenni, ed al mio risveglio,
Non potrei dir ch'andasse molto meglio,
Pioveva infatti proprio dal soffitto
Della mia stanza, ed era molto fitto
Quel ricadere d'acque nel mio ostello,
Così pensai di prendere l'ombrello,


Ma come prestar fede all'illusione,
Sarebbe stata una tale azione,
Così mi feci forza e chiusi gli occhi,
A difesa da quei mentali stocchi,
Il sonno venne presto a ristorarmi,
E da tale spavento rinfrancarmi.
Da quel libro non ho più tratto frutte,
All'alba le coperte erano asciutte.

Haiku

Resiste il fiore,
Perché un altro fiore
Piano lo bacia.

Ermetica

E' l'alba che scivola piano
Sulla linea delle serenità rosate,
Mentre mi accosto al cielo con la mano,
E cerco qualcosa ma so non è lì.
Ed è come i volti d'un diamante
Quell'aspetto che mostrerò di me,
Che spero abbia valore ma non penso
Che il vetro a volte inganna e sembra tale
Che semmai cade non s'infrangerà.


Intanto un giorno viene uno è passato,
Ed esito ma so quello che voglio,
Mentre ogni istante è a passo di marcia,
Ché muove avanti e più non tornerà.
Ma passai gl'interi anni della vita,
A costruir torrioni e barricate,
Così che me stesso non vincesse su me stesso,
Ma si confusero proprio come carta
Quei muri alla venuta del Sole di Verità.


Forse ogni occasione è ormai perduta,
Non so ché non conosco il mio futuro,
Ma so che se mi giro e guardo indietro,
Nulla era vero, tutto era artefatto,
Ogni gesto, parola, moto o azione
Nascosero la vera mia realtà.
E adesso che son giunto ormai al confronto,
Alle mie spalle ho ponti devastati,
Ma a nuovi giorni ormai mi sento pronto.

Vecchiaia

Senti come un vento
Che muove le cose
Senza tristezza,
Ed è forse il rumore
Del Carro che sfrigola piano
Da tanto lontano,
Ma è dal mare della sera
Che provi ad assaggiare un bicchiere
Di tiepida letizia,
Mentre le nuvole
Sopra di te
Si sciolgono piano
In una dolce cantilena
Di gocce leggere.


Così come soffia un sospiro
Che pare arrivare dal cielo,
Ed è come un momento d'un sogno
Che non ti ricordi
ma di cui provi ancora emozione,
Come nell'attimo d'un'occasione
Che hai perso in un tempo che è stato,
E ti par di danzar sulla cruna
D'un ago ch'è stato spostato
Da sotto i tuoi piedi in un solo momento,
Ed è questo il frangente
Che quasi coglie un rumore di fiore
Che danza delicato nella pioggia.


Ed è pur vero che tutti i violini
Le arpe ed i flauti e le viole,
Che ti dilettavano un tempo,
No!No! Ora non suonano più,
Ma come un cascar di gioielli
Ricadono piano i ricordi,
Ed i suoni son sempre più belli,
Che fan delicate parole,
Che ricordano questa tua vita,
Un po' amara ma tanto gradita,
E che il giovane che ti sta vicino,
Ascolta con fare rapito,
Come se su una nave guidato,
Seguisse l'esperienza attento
Che riluce dai gesti
D'un capitano fiero.

Technosciamano

Sulla città scende un nuovo sapore,
Non ha tempo il tramonto giù dal cielo,
Ha portato la mano sopra il cuore,
Lo sciamano che ha lacerato il velo
Di Maya penetrando nella Rete,
E' di Gnosi e di Scienza la sua sete,
Ed egli viaggia senza requie o stasi,
Nell'Universo delle informazioni,
E la sua trance è nuova e pare quasi
Fatta sol di pensiero e non di azioni.


Egli è fermo ma in altro si trasforma,
Stabile e calma è la sua pupilla,
Di falchi e di lombrichi prende forma,
E salta e vola e va di villa in villa.
Come tra mille paesaggi virtuali,
Se così vuole gli spuntan le ali,
E come suole va dove gli pare,
Raggiunge monti o acuminati scogli,
Pianure vaste o la riva del mare,
Ed è veloce 'sì che mai lo cogli.


Non vorrebbe alla corsa dare un freno,
Ché non gl'incombe il peso del corpo,
Corre da solo oppure prende il treno,
E alla sua gioia non v'è mai scorporo.
Perché non gl'interessa alcun conflitto,
Non è il momento di essere afflitto,
Ché lui sa bene come vola un falco,
Far crescere piume o squame di serpente,
Ma in lontananza scuona l'oricalco
Che lo richiama al suo mondo piangente.

L'essenza delle cose

Non sono padrone
Del mio corpo,
Che si distrugge e rinnova
Costantemente,
Prima di dissolversi
All'ultimo portale.


Non sono in possesso
Delle mie passioni,
Che sempre
Vengono agitate
Da eventi esteriori,
Dalle altre persone.


Non posso guidare
I miei pensieri,
Scossi da fattori
Esogeni o endogeni,
Come un monologo
Di sterile incertezza.


E così,
Nell'assenza
Di ogni stabilità,
Si muove il destino
All'ombra dello spettro
Dell'annullamento totale.


Dov'è io?

martedì 26 febbraio 2008

Di notte

Avvolto
Da un mobile manto
Di soffice nebbia.

lunedì 25 febbraio 2008

Aphrodite

O Aphrodite,
Che nasci dalla profondità
Delle spume marine,
Tu che fosti
Rivelata al mondo
Nel sortire
Dallo scudo
Della vita.


Oscura immaginifica,
Sovrana dell'estasi,
E Maestra del piacere,
Tu che Notturna vegli
Su sogni inquieti,
E riposi placida
Sopra le dolci guerre
Degli amanti.


Venerata Regina
Della Suprema Conoscenza,
Che nei più oscuri abissi
Lasci cadere la Tua luce,
Così che nulla è privo di Te,
Lasciando dischiusi
I portali che velano
I Tuoi misteri.


Tu che fosti
Vera fiaccola di Orpheo
Nel suo viaggio,
E che ti spogliasti
Dei vestiti
Davanti alla fredda sorella
Nell'Ade,
Nel Tuo Nome di Ishtàr.


Tu Sovrana Assoluta
Dell'Oltretomba
Nella sua oscenità,
Così che fosse rapito
Il tuo volto lunare
Nel nome di Proserpina
- E fu compiuto per amore. -


Tu che vegli sulla Vita,
E custodisci gli arcani
Della Morte,
Tu face imperitura
Di ogni esistenza,
Nutrice del Cosmo,
Fa' che non mi manchi mai
La tua guida
E il tuo conforto.

Il soffio dell'anima

Quando senti
Come lontano
Un canto di cicale,
E' il soffio dell'anima,
Che gioisce del mondo.


Quando senti
Scrosciare sulle rocce
L'acqua di un fiume,
E' il respiro dell'anima,
Che fluisce leggero.


Quando vedi
Montagne di rubini
E vero lapislazzuli,
E' la brezza dell'anima,
Che sale sui bagliori.


Quando vedi
Un raggio di sole
Filtrare nel buio,
E' l'anima che inspira
Un gioiello incantevole.


Quando il profumo
D'un fiore delicato
T'accarezza le nari,
E' il soffio della vita
Che viene a cercarti.


Quando giunge l'aroma
D'un caffé appena fatto
Per te che l'attendi,
E' un vento d'affetto,
Che cerca proprio te.


Quando passi le dita
Su un velluto delicato,
Ed è morbido al contatto,
E' come aria leggera,
Che muovi con la mano.


Quando cogli piano
Una lettera che hai atteso,
E la sfiori lentamente,
E' un soffio d'amore
Che muove verso te.


Quando assaggi
Una torta gustosa,
Ricca di marzapane,
E' un sospiro nell'anima,
Che ti dà sollievo,


Quando assaggi
Il sapore della vita
In piccoli momenti,
E' il soffio dell'anima
Che ti porta conforto.


- CODA -


Ed è in quei pochi piccoli momenti,
Che hai una sensazione di dolcezza,
Così se sai che ben presto si spezza,
Non te ne importa e ami quel che senti,


Perché come dolcissima carezza,
Che scende tra i migliori sentimenti,
Farà prendere nuova limpidezza,
A quel destino che muovono i venti.


Perché il maggior coraggio è nel sorriso,
E nella gioia nonostante tutto,
Così quant'è a venir non ti sia inviso,


Ma Schiller sia il tuo punto d'appoggio,
Che della Nona dà l'ultimo frutto,
E di serenità fa' sempre sfoggio!

sabato 23 febbraio 2008

Antartide

Ripongo sul comodino il libro
Di Cornelio Agrippa,
E mi trasporto al computer perché
Non so bene cosa fare, ora,
Di me stesso.
Cerco immagini di posti lontani,
Perché so che ovunque io sia,
Non vorrei essere lì,
E trovo una gigantografia
Dell'Antartico.


Ed è lì che lascio
Galleggiare la mia anima,
Finché non arrivi
A quell'immensa distesa
Di ghiacci,
Dove finalmente solo,
Lontano dal traffico
E dall'aritmica danza
Delle macchine,
Potrò serenamente contemplare.


E sono le montagne lontane,
E le file di pinguini senza sosta,
Che sembrano felici
Nei loro abiti eleganti,
A restituirmi qualche sicurezza,
Che avevo perduto.
Si stagliano lontane
Montagne di freddo,
Inerpicatesi pericolosamente
Verso il Sole.


E poi è un sussulto,
Come di quando
Trema la terra,
A intimorirmi,
Ma non mi fa cadere
Quell'iceberg
Che si stacca;
Sopra di esso
Potrebbero ergersi
Città e villaggi e paesi.


E' una contemplazione vuota
Quella che ho
Davanti a me,
Pure è tanto piacevole,
Così com'è priva
Di ogni cosa,
Deserto bianco,
Quasi una tavolozza da riempire
Di idee, colori,
O attimi dimenticati.


E non è difficile
Immaginare
Dove non c'è niente,
Per pochi attimi risorgere
Continenti perduti,
Lande leggendarie,
Che pur fossero finzione,
Oh! Quanto hanno influenzato
La storia dell'uomo,
Atlantide e Lemuria.


E mi ricordo
Di uomini così lontani
Da me
E dalla mia realtà,
Ruggero Bacone
O Tommaso Moro,
O il Campanella,
Che vollero forgiare
La realtà
Sulla misura d'un sogno.


E davanti a me
Tornano per un attimo
A sollevarsi
Antiche costruzioni,
Dedali intricati
Di città murate
Intrise di fiumi
Come cerchi perfetti,
E non sono anomale
Quelle piramidi ben strutturate.


E uomini e donne
Volano nel cielo,
Con ali artificiali
- Ispireranno la storia
di Icaro in fuga,
Che volle competere
Con il temibile astro diurno. -
E ovunque palazzi
Svettano bianchi
E decorati d'oro.


Che ne è dei tuoi simulacri,
Atlantide?
Cosa dei tuoi mercati
Gremiti del popolo
Delle tue città,
E dei tuoi effluvi
Ed aromi?
Qui non ti trovo,
Tra questi ghiacci perenni.


Ma forse è questo
Il traguardo
Della storia umana.
Forgiare un mito,
E tornando ad esso,
Costruirlo nel vero,
Ed oggi gli uomini,
L'uno all'altro mai stati
Così vicini,
Tornano a solcare i cieli.


Ma allora
Perché un'epoca di pace
E di prosperità
Tarda ad arrivare?
Tornino anche
Gli uomini tutti
A stringere un unico cerchio,
E sia questo il segno
Del tuo ultimo ritorno,
Atlantide.


E presto,
Mentre si dissolve
Questo mio sogno
Tra lande desolate,
Io tornerò
Ad abbracciare un mio libro,
Per dimenticare
Che non so poi bene
Che fare
Di me stesso.

Liberamente

Spersi come nel soffio dell'anima,
Un fuoco di languore che non si estingue,
E dalla roccaforte diroccata
Si sprigionano le ultime tracce del tempo.
Non si nota come un bagliore
Che si dipana all'orizzonte ricordando un'aurora
Sorta precedentemente sopra antiche età.


E l'attimo che suona un peana di momenti,
S'intreccia nel vorticare delle nuvole,
Che sembrano quasi in attesa di piangere.
Come antiche monete dissepolte da anfratti
Chiusi sopra di esse dal muoversi delle città,
Mi pare che questa attesa di qualcosa che giunga
Si scuota tintinnando, e non arriva mai.


Ma il fremito che contraddistingue l'atmosfera
Che radiosa porta dall'uno all'altro i suoi viaggi
Non nasconde nulla che da esso sia velato,
E un unico raggio di sole sembra dirigersi
Dall'orizzonte fino al centro dell'essere,
Mentre un trillo lontano sembra presagire
Quello che si vedrà dall'ombra della notte.

Una foglia

Cade la foglia secca,
Ondulando delicatamente
Sul soffice velluto dell'aria,
E rimani un attimo a osservare
Quel nastro sottile di vuoto
Che lascia al suo passaggio.


E le articolate simmetrie
Delle sue venature,
Rimangono stabili
Nel freddo d'inverno,
Mentre il vento la scuote,
Ma non riesce ad alzarla.


Così sfrigola tra le tue dita
Quel sottile foglio
Dal disegno preciso,
Scritto dal destino,
Era il suo fato
Di spuntare e cadere.


Decidi di intascare
Quel ricordo d'un giorno,
Di non lasciarlo a terra,
In balìa delle intemperie,
Come carta disegnata
Dagli spilli dell'anima.

mercoledì 13 febbraio 2008

Attimi

Solo tu mi sai dare
Quella felicità,
Che vanamente
Cerco altrove.

sabato 9 febbraio 2008

Senza titolo

Del titolo,
In fin dei conti,
Si può anche fare a meno,
Del resto,
Togliendolo,
Si può anche evitare
Quanto avrebbe definito.


Così,
Rimane sul foglio
Una poesia,
Che non esiste.

Alla Luna

Guardo la Luna uscendo sul balcone,
Ed un languore sento nel mio petto,
Non so quale che sia quel triste effetto,
Che doni a chi ti presta l'attenzione,


O Tu che tessi un'argentea visione,
Come un bagliore ch'è d'arcano effetto,
Ed ogni cosa copre del suo assetto,
Lasciando vacillare ogni intenzione.


O astro che conosci ogni segreto
Della storia del nostro triste mondo,
Di come abbia un sapor d'aceto,


Rivesti il cielo d'un manto di pace,
Dall'alto all'abisso più profondo,
Quando, tacita, ogni cosa giace.

Tre le Ondine

I.


Nella notte, tra l'infinite stelle,
Argentea si staglia la luna piena,
Circondata da 'sì tante faville,
Con la sua luce il mare rasserena,
E l'aria porta piano il suo messaggio
Alle rigonfie vele della nave,
Che da lontano ancor prosegue il viaggio,
Per giungere a mèta assai soave;
La chiglia e lo scafo son d'argento,
Gli alberi di platino brillante,
Son d'oro le vele piene di vento,
Da poppa a prua è tutto scintillante,
E il Principe immerso tra i bagliori,
Lievemente la cetra accarezzando,
Rilascia, tra melodici fulgori,
Parole che al Tempo fan comando:
- Portami in fretta alla promessa sposa,
Al forte ed imprendibile castello,
Allo stemma del Corvo e della Rosa,
Alle mie roccaforti di corallo.
Presto la voglio far la mia regina,
Vestirla con la seta e coi tessuti
D'ogni regione lontana e vicina,
Come mai nessun'altra ha prima avuti.
Governeremo con grande saggezza,
La Pace fiorirà nel nostro Regno,
Pel popolo saremo una carezza,
E nella storia lasceremo il segno. -
Così cantava bramando un futuro
Di Somma Luce, tutt'altro che oscuro.


II.


Ma il canto fu interrotto dai rumori
D'aspre acque levantisi scroscianti,
Dalle cui increspature usciron fuori
La Regina dell'Ondine ed i suoi fanti,
I Tritoni dal muscoloso torso.
La Sovrana a cavallo d'uno squalo,
Di quella nave fermò presto il corso,
Al Principe mostrando volto malo.
Egli tremando fe' cader la cetra,
E rimase tacito ed immobile,
Come quei ch'al timor presto s'impetra:
Così si spezzò il suo canto nobile.
Saliva la Regina sulla nave,
Il verde volto assai duro e rigido.
Negli occhi aveva un'espressione grave,
Il suo contegno era duro e frigido:
- Così dimenticasti la promessa,
Che mi facesti un giorno nel mattino,
L'esitazione non è ormai più ammessa,
Il tempo si fa sempre più vicino,
Udii che vuoi tornare alla tua sposa,
A quanto ti ricordi del passato,
Allo stemma del Corvo e della Rosa,
Il Simbolo di quanti t'hanno amato.
Ma di renderti un grande marinaio
Ricorderai che un giorno mi chiedesti,
Adesso non dovrai levare guaio,
Quanto hai voluto in tua vita avesti. -
Così parlò la Regina dell'onde,
Che spesso sotto i flutti si nasconde.


III.

Il Principe non riusciva a parlare,
Il fiato non gli entrava nei polmoni,
A lungo fu costretto a boccheggiare,
Guardava la Regina ed i Tritoni:
- Mi ricordo quel giorno e quel mattino,
In cui raggiunsi le coste fluenti,
Mi feci ad esse sempre più vicino,
E pronunziai le parole eloquenti,
Ma non dimenticar, prego, il mio regno,
Pel quale accumulai la conoscenza,
Sarà d'ogni gioia il popolo pregno,
Grazie a come fruirò della mia scienza. -
Ma la Regina non si fe' commossa,
Dalle parole dette con ardore,
Non fece alcun cenno, od altra mossa,
A dimostrar che forse aveva un cuore:
- A me che importa della tua corona,
Della tua scienza, o delle tue intraprese?
Altro Regno gestisco in altra zona,
Non ti varrà tal detto a far pavese,
Altre cose del mio venir son chiave,
Altri motivi hanno le mie voglie,
Ed il vento che spinge la tua nave,
Sarà più utile a spostar le foglie;
Non ci sarà più alcuna dilazione,
Ed il tempo ch'avesti è ormai scaduto.
Finisce la tua peregrinazione,
Restituendo quanto hai ricevuto. -
Brilla ancora la luce della luna,
Ma di stelle non n'è rimasta alcuna.


IV.


La Principessa è da tempo invecchiata,
Eppure ogni dì raggiunge la sponda,
Chiedendosi perché non sia arrivata
La nave che viaggiò di onda in onda.
E' devastato da tempo il castello,
Perchè fu preda di orde nemiche,
Non è rimasto più nessun corallo,
Tra i dirupi, i fossati, e le biche;
Il popolo ormai privo di sostegno,
Tra le rovine si muove furtivo,
E non ricorda più cosa sia il Regno,
Nessuno se domani sarà vivo
Può dire, e raccoglie le radici
E le erbe, per fare un magro pane.
Non ci sono più amori né amici,
Solo paura è quello che rimane.
Ma un uomo dai capelli lunghi e verdi,
Un Prince dallo sguardo fermo e acuto,
Sebbene nel prepararsi si attardi,
Del padre ogni scienza ha ricevuto;
E' il figlio dell'inquieto marinaio
E della Gran Regina delle Ondine,
Lui porta sempre un religioso saio,
Ed una spada d'acciaio assai fine.
Presto la sua eredità di comando
Verrà al paterno regno a reclamare,
Allor sapientemente governando,
Saprà unir le terre, ed ogni mare.
La Terra intera sarà la sua sposa,
Ché Egli sarà il Corvo, e Lei la Rosa.

Micromondo

Pure in parte mi pare,
Che in questo immondo mondo,
Piangente pianeta nel profondo
Dell'immenso mare universo,
Accadano più accadimenti
Che nell'altre galoppanti galassie,
Sembrino a venire in avvenire.

Mutazioni

Quante cose avrei voluto essere,
E non sono,
Solo il pensarci è triste,
Eppure buono.


Il musicista che incanta
La platea,
O il sacerdote ispirato
Dalla Dèa,


Essere l'aquila che vola
Nel cielo,
Essere il pesce, il mandorlo,
O il melo,


Essere il fiume che nel suo letto
Scorre,
Essere l'atleta che con gli altri
Corre,


Il pittore che nel tempo lascia
Il segno,
O l'intellettuale che si reca
Ad un convegno,


Esser l'Uno-Tutto,
Tutto in Uno,
E così poter vivere
Nell'aspetto d'Ognuno,


Essere l'orso che mastica
Un biscotto,
Oppure il sarto che cuce
Un cappotto,


Essere il pesce che nell'acqua
Boccheggia,
Oppure il principe
Nella sua reggia,


Essere povero presso
Il focolare,
Essere triste ma
Saper amare,


Essere una goccia
Nell'oceano,
Ma anche tutte l'acque,
Che mareano,


Esser l'Uno-Tutto,
Tutto-in-Uno,
Essendo Ogni Cosa,
Non essere alcuno.

giovedì 31 gennaio 2008

Un frammento dall'Altrove

Oh là! La mia Antica Regina è venuta! (...)
Come in un Tempio di Smeraldo io farò a Lei
Un serto ( un sentiero? ) di scintille d'avorio (?)

Invocazione agli Spiriti Superiori

A Voi mi rivolgo,
A Voi il cui Nome è Luce,
Voi che schiacciate
Sotto i Vostri troni dorati,
I perfidi Arconti del Male,
Che regnano su questo mondo,
Al comando del Sire Ialdebaoth,
Essi il cui volto è d'aquile dai cento occhi,
Il cui petto è fatto di facce mostruose,
Le cui dita sono serpenti, e le braccia
Terreni devastati scossi da venature come aspidi,
E le cui gambe sono colossali
Come montagne di pece nera.


A Voi mi rivolgo,
Voi il cui Nome è Luce,
ChiedendoVi perché assegnaste
Il Vostro messaggio,
Sempre agli umili e ai poveri,
Altri ci sono,
Ricchi e potenti,
Forniti di mezzi,
Che più agevolmente
Porterebbero il Vostro messaggio,
Dalla sicurezza agirebbero,
Certi di essere seguiti,
Ed ascoltati.


Ma Voi mi rispondete,
Voi il cui Nome è Luce,
Che è nel campo più povero,
Che nascendo il fiore,
Risplende maggiormente,
Nobilitato
Dalle sue grandi sofferenze,
Il cui unico scopo è fragranza
D'aromi fioriti,
Tale da essere
Vera vita che dà la vita,
Supremo ristoro
Per colui che cerca.


Allora che scuota i cieli
La Vostra folgore,
A illuminare la via
Del viandante sperduto.
Perchè esistono potenze dell'Alto,
E del Bene, Essenze Superiori,
E potenze del Basso e del Male,
Essenze Inferiori preposte all'Abisso,
Che amministrano la putrefazione,
Fatte di vermi, scarafaggi e amare bestie.
Sia la Via dell'uomo cortese e saggia,
E Voi costruite attorno a me la Vostra fortezza,
Cossicché io proceda sicuro sul Vostro cammino.

Illuminazione

Fino ad oggi
Avrei detto,
Che gli altri
Non mi volevano,
Adesso mi accorgo,
Invece,
Che non mi voglio
Nemmeno io.

E' un silenzio, un attimo, un tramonto

E' un silenzio, un attimo, un tramonto,
Che si staglia come il soffio d'un fiore,
I cui petali volteggiano nell'aria,
Come l'eco d'un dimenticato suono,
E un profumo di rosa, su nel cielo,
Allieta tutte le vivaci nubi,
Che si spostano, come onde fluenti,
Alla luce del vento e della luna.
Così l'udito gioisce di splendori,
E dei piaceri che il mondo ti sa dare,
Ed è intenso questo battito del cuore,
Che brilla dal bel sole, e da ogni astro.
Tutto muove verso il suo futuro,
Niente è in quiete, tutto si traporta,
Volteggiando in un vortice sottile,
Che non ha capo, e non ha mai fine.


Vedi i suoni, ascolti i colori,
E il tatto viene immerso nei profumi,
Ogni sapor vuol farti tutto naso,
E gli aromi ti solleticano il gusto.
Mentre in cielo un'infinità di stelle
Annunzia il tenue arrivo della notte,
Ma anche ormai il Tempo senza fine
Si attarda a accarezzar le meraviglie,
Che traboccando dal cesto della vita.
Quanti astri tu conterai nel cielo,
Quante gocce d'acqua nell'oceano,
Quanti capelli proprio sopra il capo,
Quante le piane erbette sulla terra!
E' il delicato gioco della vita,
Che ha regole fisse, vecchie e belle,
Essa è meraviglia infinita,
Che da te parte, e va verso le stelle.

Le verità del cuore

Le verità del cuore son riposte
In un cassetto chiuso nel profondo
Dell'anima, che riproduce il mondo,
Fatto di cose palesi e nascoste,


Così a voi tutti che perplessi foste,
E l'occhio vi si fe' meditabondo,
Io senza esitazione ormai rispondo,
Che 'l mar di ciò ch'è sacro non ha coste,


E tutta l'esistenza è permeata
D'Anima Mundi o Volontà Divina,
Ché così fu dacché ogni cosa è nata,


Dal primo giorno e dalla sua mattina.
Ma chiunque la cerca abbia iniziata,
Vieppiù al Santo Nucleo si avvicina.

Nietszchiana

Chi butterà,
Con me,
Il cuore
Oltre la sponda?

Uomini col paraocchi

Siam tutti uomini col paraocchi,
Che vanno avanti pei lenti rintocchi,
Scanditi piano da un orologio,
Che ci conduce fino al necrologio,
Non ha importanza se pensi o se speri,
Che qualche tuo sogno un giorno si avveri,
Perché ogni strada è presto segnata,
E non c'è svolta, non c'è ritirata.
Ti svegli stanco, vorresti dormire,
Finché il dì nuovo non torni a finire,
Ma gli altri orologi sul tuo destino,
L'uno all'altro si staglian vicino,
Ti levi pronto ad affrontar il giorno,
Facendo colazione nel soggiorno,
Scendi di fretta e i semafori rossi,
Sono per te impedimenti grossi,
Poi pensi ad altro ma un clacson ti suona,
E ti ricorda che non sei in poltrona,
Poi il giorno passa, le solite cose,
'Sì necessarie, ma fuligginose,
Come di polvere grigia e di noia,
Pur anche in esse cerchi qualche gioia.
Infine stanco torni dal lavoro,
Alla famiglia, il più grande tesoro,
E ti rinfrancano i dolci sorrisi,
Il piatto caldo, e quei cari visi,
La cena preparata con amore,
Che allieta l'animo, e scalda il cuore.
Sei sempre stato onesto e sincero,
Ma è solo qui che conta il tuo pensiero,
Parli in famiglia, si ride e si scherza,
E del futuro non pensi alla sferza,
Che minacciosa all'orizzonte incombe,
Qualcuno riesce, ed altri soccombe.
Vorresti poi forse leggere un poco,
Ma ti si chiude lo stanco occhio fioco,
Riponi il libro, e alla televisione
Assisti a una triste, vecchia canzone,
Cantata in " presto " per finirla in fretta,
Perché un altro programma ancora aspetta,
Di essere mandato in onda all'ora,
Che gli compete, e non arriva ancora.
Commenti le notizie nella casa,
Che dalle informazioni è tutta invasa,
Chi ti dà torto, chi ti dà ragione,
Ognuno esprime qualche sua opinione;
Non influisce sopra l'avvenire,
Però, quello che ognuno vuole dire.
Poi la notte cala sopra i tetti,
E ognuno immagina quanto l'aspetti,
Dal suo domani di spine fiorite,
Tra qualche gaudio, e mille ferite,
Ma scende il sonno a dare conforto,
A chi ha ragione, ma anche a chi ha torto.


Perché siamo uomini col paraocchi,
E ci agitiamo come tanti fiocchi
Di neve, che cade in una coltre,
Che resta a terra, e non va mai oltre.

Il naufrago

Ogni mattina
Il naufrago,
Uscendo dal tormentoso
Mondo dei sogni,
Scruta speranzoso
L'orizzonte.


Non sa,
Che la sua unica bottiglia
E' andata a incagliarsi
In una spessa coltre
Di alghe marine,
Per non uscirne mai più.

lunedì 14 gennaio 2008

Amica Strega

Su una scopa t'appressi ad una stella,
Coprendo un po' alla volta la distanza,
Ti avvicini e ti accorgi che è bella,
Verso di te il suo bagliore avanza,


E ricordi che essa è proprio quella
Che ti indicò un cammino ed una danza,
Per farti alla Buona Dea gemella,
Così che Voi stringeste un'alleanza.


Certo che a volte bruciano i suoi raggi!
Non sempre essa è fonte di tepore,
Ma se vorrai che illumini i tuoi viaggi,


E che sia ancora fonte di calore,
Non ti scordar gli splendidi paesaggi,
Che seppe disegnare nel tuo cuore.

domenica 13 gennaio 2008

Ti affacci piano dal tuo finestrino

Ti affacci piano dal tuo finestrino,
E guardi tante cose conosciute,
Ricordi tante emozioni vissute,
Interi anni in un solo mattino,


Ancor per poco il mondo a te vicino,
Incarnerà le vicende accadute,
Le guerre vinte, e quelle perdute,
Ti attende ora un nuovo cammino.


Poi parte lenta la locomotiva,
E si sposta piano questo tuo treno;
Parendoti di andare alla deriva,


La nostalgia sembra un dolce veleno.
Ma noi nascendo in te l'aspettativa,
Sorridi a un tempo che saprai sereno.

Il battello magico

Suona il puff-puff d'un vaporetto
Lontano da ogni casa e da ogni tetto,
Suona un-due note melodiose,
Che riportano a celesti cose,
Suona senza sosta e senza fretta,
Non si attarda eppure tutti aspetta,
Chiama con la sua voce paziente,
Perché sa chiunque a lui presente.


Uomini, lupi, pipistrelli e topi,
Son tutti forzati ad i suoi scopi,
Non v'è ritardo mai né mai tempesta,
Come ogni teste certo sa ed attesta:
Ché giunse sempre pronto al suo momento,
Che il lume fosse acceso oppure spento,
Nessuno ha mai mancato al suo tragitto,
Ed il barcone è sempre stato fitto.


Suona la sirena d'un veliero,
E' tutto gonfio, devastato e nero,
Lo guida il terribile Caronte,
I suoi occhi son fiammeggiante fonte
Dei dardi stesi sopra ogni destino,
Pronti a prender l'ultimo mattino,
Per portar via con lui tutte le cose,
Fossero tristi oppure deliziose.


Così è per quell'ultimo viaggio
Su cui riflette molto e spesso il saggio,
Finché non viene par consolatorio,
Ma quando strappa il velo illusorio,
Di cui è fatto il corpo e il mondo tutto,
Allora sol si vede quanto è brutto,
Di che lacrime è fatti e che dolore,
Lasciare tutto quanto ci sta a cuore.

La morte di Katherine Mansfield

Non so perchè venni qui,
Se avrei potuto contare qualche giorno in più,
O scrivere ancora una storia breve,
Così come effimera fu la mia triste vita.
Conobbi l'amore dei libri,
E spesso mi fu difficile
Trovare qualcuno con cui condividerli,
Ma che gioia quando accadeva!
Allora si dissolvevano in vapore
I restanti affanni, e i mille dolori provati,
Quando mi sentivo sola tra la gente.
Quand'erano gli stessi i volumi
Che commentavamo insieme!
E le difficoltà affrontate,
L'impossibilità di emergere,
E la frustrazione
Di vedere negletti
Quei miei cari scritti che pur tanto amavo.


E poi venne la desolazione
Della tubercolosi a ricordarmi
Del disinganno di Miss Brill,
E quante cure provai! Quanto invano!
Giunsi qui, forse per trovarvi la guarigione,
Forse per cercare qualcosa, non so,
Ma fui accolta da questi
Arcangeli vestiti semplicemente,
Che mi porgevano cure ed amore,
Dipingendo stelle ed angeli
Sulle mie personali pareti di legno.


Qui nel mio letto ero sdraiata,
Come una regina morente,
Il latte fu il mio farmaco,
La mucca la mia infermiera;
E fu così che seppi,
Ma non dissi nulla,
Che dovevo accettare
Il mio amaro destino,
E che non c'era ancora via di fuga.
Pur scomparve il dolore,
Per lasciar luogo
Alla serenità.


Perché compresi anche
Che mi era stato permesso
Di morire come a pochi mortali è concesso.
I dipinti mi aprivano le porte del Cielo,
E le stelle riversavano su di me
I raggi dell'Infinito,
Io inspiravo ed espiravo Amore.
Solo allora appresi
Quanto grande già era
Il conforto
Alle mie infinite sofferenze.


E spirai sorridendo.

Quando un libro finisce

Rileggo i " Frammenti " di Ouspensky,
Ed è sullo spazio dopo le ultime righe,
Che si proiettano ricordi colorati
D'improbabili commenti davanti
A cioccolate calde, caffé e cappuccini,
Morbide brioches di Alpignano,
Momenti di amicizia e sorrisi,
Sotto il freddo delle mattine invernali,
Mentre il fiato si condensa nell'aria.


Ricordi di visite a improbabili bazaar
Cosmopoliti, dagli elefanti indiani
A statuette africane e romanzi francesi,
Trovavo il mondo esposto sulle bancarelle
D'un paese che non avevo ancora conosciuto.
Provo rimpianto per quelle notti
Passate uscendo dal bar biliardo
- Giocando commentavamo
Hegel, Schopenhauer e la Baghavad Gita -
Mentre si parlava di consapevolezza,
Yoga e gli scritti di Michelstaedter,
Sotto i bagliori dei glifi di Giordano Bruno,
Che effimere lampade mai più riviste
Proiettavano al suolo, meravigliando Torino.


Notturni esoterici sfolgoranti di Magia,
Come solo Torino forse al mondo può darti,
Momenti di amicizia e di condivisione,
Che ancora oggi mi danno la forza
Di muovermi in un mondo che non mi appartiene.
Così richiudo la copertina
Sopra tutti i bei ricordi sul foglio bianco,
Che ancora adesso illuminano il libro,
E che solo io posso vedere.
E mi rimane un languore di dolcezza,
Che solo a volte riesci a percepire,
Quando un libro finisce.

martedì 1 gennaio 2008

Capodanno infelice

Viene sempre un momento
A capodanno,
In cui ti guardi indietro,
E piangi,
Sia pure sapendo
Che nulla
Avrebbe potuto andare
Diversamente
Da com'è andato.


Ma rimani a piangere,
Guardando indietro,
Agli anni trascorsi,
Ai luoghi visitati,
Ai desideri irrealizzati,
E a quelli realizzati,
Che rimangono
Nell'immaginazione
Come sogni perduti.


Così le lacrime cadono
Sopra attimi taglienti,
Cristallizzati attorno al vuoto dell'essere,
Coperti di polvere.