giovedì 31 gennaio 2008

Un frammento dall'Altrove

Oh là! La mia Antica Regina è venuta! (...)
Come in un Tempio di Smeraldo io farò a Lei
Un serto ( un sentiero? ) di scintille d'avorio (?)

Invocazione agli Spiriti Superiori

A Voi mi rivolgo,
A Voi il cui Nome è Luce,
Voi che schiacciate
Sotto i Vostri troni dorati,
I perfidi Arconti del Male,
Che regnano su questo mondo,
Al comando del Sire Ialdebaoth,
Essi il cui volto è d'aquile dai cento occhi,
Il cui petto è fatto di facce mostruose,
Le cui dita sono serpenti, e le braccia
Terreni devastati scossi da venature come aspidi,
E le cui gambe sono colossali
Come montagne di pece nera.


A Voi mi rivolgo,
Voi il cui Nome è Luce,
ChiedendoVi perché assegnaste
Il Vostro messaggio,
Sempre agli umili e ai poveri,
Altri ci sono,
Ricchi e potenti,
Forniti di mezzi,
Che più agevolmente
Porterebbero il Vostro messaggio,
Dalla sicurezza agirebbero,
Certi di essere seguiti,
Ed ascoltati.


Ma Voi mi rispondete,
Voi il cui Nome è Luce,
Che è nel campo più povero,
Che nascendo il fiore,
Risplende maggiormente,
Nobilitato
Dalle sue grandi sofferenze,
Il cui unico scopo è fragranza
D'aromi fioriti,
Tale da essere
Vera vita che dà la vita,
Supremo ristoro
Per colui che cerca.


Allora che scuota i cieli
La Vostra folgore,
A illuminare la via
Del viandante sperduto.
Perchè esistono potenze dell'Alto,
E del Bene, Essenze Superiori,
E potenze del Basso e del Male,
Essenze Inferiori preposte all'Abisso,
Che amministrano la putrefazione,
Fatte di vermi, scarafaggi e amare bestie.
Sia la Via dell'uomo cortese e saggia,
E Voi costruite attorno a me la Vostra fortezza,
Cossicché io proceda sicuro sul Vostro cammino.

Illuminazione

Fino ad oggi
Avrei detto,
Che gli altri
Non mi volevano,
Adesso mi accorgo,
Invece,
Che non mi voglio
Nemmeno io.

E' un silenzio, un attimo, un tramonto

E' un silenzio, un attimo, un tramonto,
Che si staglia come il soffio d'un fiore,
I cui petali volteggiano nell'aria,
Come l'eco d'un dimenticato suono,
E un profumo di rosa, su nel cielo,
Allieta tutte le vivaci nubi,
Che si spostano, come onde fluenti,
Alla luce del vento e della luna.
Così l'udito gioisce di splendori,
E dei piaceri che il mondo ti sa dare,
Ed è intenso questo battito del cuore,
Che brilla dal bel sole, e da ogni astro.
Tutto muove verso il suo futuro,
Niente è in quiete, tutto si traporta,
Volteggiando in un vortice sottile,
Che non ha capo, e non ha mai fine.


Vedi i suoni, ascolti i colori,
E il tatto viene immerso nei profumi,
Ogni sapor vuol farti tutto naso,
E gli aromi ti solleticano il gusto.
Mentre in cielo un'infinità di stelle
Annunzia il tenue arrivo della notte,
Ma anche ormai il Tempo senza fine
Si attarda a accarezzar le meraviglie,
Che traboccando dal cesto della vita.
Quanti astri tu conterai nel cielo,
Quante gocce d'acqua nell'oceano,
Quanti capelli proprio sopra il capo,
Quante le piane erbette sulla terra!
E' il delicato gioco della vita,
Che ha regole fisse, vecchie e belle,
Essa è meraviglia infinita,
Che da te parte, e va verso le stelle.

Le verità del cuore

Le verità del cuore son riposte
In un cassetto chiuso nel profondo
Dell'anima, che riproduce il mondo,
Fatto di cose palesi e nascoste,


Così a voi tutti che perplessi foste,
E l'occhio vi si fe' meditabondo,
Io senza esitazione ormai rispondo,
Che 'l mar di ciò ch'è sacro non ha coste,


E tutta l'esistenza è permeata
D'Anima Mundi o Volontà Divina,
Ché così fu dacché ogni cosa è nata,


Dal primo giorno e dalla sua mattina.
Ma chiunque la cerca abbia iniziata,
Vieppiù al Santo Nucleo si avvicina.

Nietszchiana

Chi butterà,
Con me,
Il cuore
Oltre la sponda?

Uomini col paraocchi

Siam tutti uomini col paraocchi,
Che vanno avanti pei lenti rintocchi,
Scanditi piano da un orologio,
Che ci conduce fino al necrologio,
Non ha importanza se pensi o se speri,
Che qualche tuo sogno un giorno si avveri,
Perché ogni strada è presto segnata,
E non c'è svolta, non c'è ritirata.
Ti svegli stanco, vorresti dormire,
Finché il dì nuovo non torni a finire,
Ma gli altri orologi sul tuo destino,
L'uno all'altro si staglian vicino,
Ti levi pronto ad affrontar il giorno,
Facendo colazione nel soggiorno,
Scendi di fretta e i semafori rossi,
Sono per te impedimenti grossi,
Poi pensi ad altro ma un clacson ti suona,
E ti ricorda che non sei in poltrona,
Poi il giorno passa, le solite cose,
'Sì necessarie, ma fuligginose,
Come di polvere grigia e di noia,
Pur anche in esse cerchi qualche gioia.
Infine stanco torni dal lavoro,
Alla famiglia, il più grande tesoro,
E ti rinfrancano i dolci sorrisi,
Il piatto caldo, e quei cari visi,
La cena preparata con amore,
Che allieta l'animo, e scalda il cuore.
Sei sempre stato onesto e sincero,
Ma è solo qui che conta il tuo pensiero,
Parli in famiglia, si ride e si scherza,
E del futuro non pensi alla sferza,
Che minacciosa all'orizzonte incombe,
Qualcuno riesce, ed altri soccombe.
Vorresti poi forse leggere un poco,
Ma ti si chiude lo stanco occhio fioco,
Riponi il libro, e alla televisione
Assisti a una triste, vecchia canzone,
Cantata in " presto " per finirla in fretta,
Perché un altro programma ancora aspetta,
Di essere mandato in onda all'ora,
Che gli compete, e non arriva ancora.
Commenti le notizie nella casa,
Che dalle informazioni è tutta invasa,
Chi ti dà torto, chi ti dà ragione,
Ognuno esprime qualche sua opinione;
Non influisce sopra l'avvenire,
Però, quello che ognuno vuole dire.
Poi la notte cala sopra i tetti,
E ognuno immagina quanto l'aspetti,
Dal suo domani di spine fiorite,
Tra qualche gaudio, e mille ferite,
Ma scende il sonno a dare conforto,
A chi ha ragione, ma anche a chi ha torto.


Perché siamo uomini col paraocchi,
E ci agitiamo come tanti fiocchi
Di neve, che cade in una coltre,
Che resta a terra, e non va mai oltre.

Il naufrago

Ogni mattina
Il naufrago,
Uscendo dal tormentoso
Mondo dei sogni,
Scruta speranzoso
L'orizzonte.


Non sa,
Che la sua unica bottiglia
E' andata a incagliarsi
In una spessa coltre
Di alghe marine,
Per non uscirne mai più.

lunedì 14 gennaio 2008

Amica Strega

Su una scopa t'appressi ad una stella,
Coprendo un po' alla volta la distanza,
Ti avvicini e ti accorgi che è bella,
Verso di te il suo bagliore avanza,


E ricordi che essa è proprio quella
Che ti indicò un cammino ed una danza,
Per farti alla Buona Dea gemella,
Così che Voi stringeste un'alleanza.


Certo che a volte bruciano i suoi raggi!
Non sempre essa è fonte di tepore,
Ma se vorrai che illumini i tuoi viaggi,


E che sia ancora fonte di calore,
Non ti scordar gli splendidi paesaggi,
Che seppe disegnare nel tuo cuore.

domenica 13 gennaio 2008

Ti affacci piano dal tuo finestrino

Ti affacci piano dal tuo finestrino,
E guardi tante cose conosciute,
Ricordi tante emozioni vissute,
Interi anni in un solo mattino,


Ancor per poco il mondo a te vicino,
Incarnerà le vicende accadute,
Le guerre vinte, e quelle perdute,
Ti attende ora un nuovo cammino.


Poi parte lenta la locomotiva,
E si sposta piano questo tuo treno;
Parendoti di andare alla deriva,


La nostalgia sembra un dolce veleno.
Ma noi nascendo in te l'aspettativa,
Sorridi a un tempo che saprai sereno.

Il battello magico

Suona il puff-puff d'un vaporetto
Lontano da ogni casa e da ogni tetto,
Suona un-due note melodiose,
Che riportano a celesti cose,
Suona senza sosta e senza fretta,
Non si attarda eppure tutti aspetta,
Chiama con la sua voce paziente,
Perché sa chiunque a lui presente.


Uomini, lupi, pipistrelli e topi,
Son tutti forzati ad i suoi scopi,
Non v'è ritardo mai né mai tempesta,
Come ogni teste certo sa ed attesta:
Ché giunse sempre pronto al suo momento,
Che il lume fosse acceso oppure spento,
Nessuno ha mai mancato al suo tragitto,
Ed il barcone è sempre stato fitto.


Suona la sirena d'un veliero,
E' tutto gonfio, devastato e nero,
Lo guida il terribile Caronte,
I suoi occhi son fiammeggiante fonte
Dei dardi stesi sopra ogni destino,
Pronti a prender l'ultimo mattino,
Per portar via con lui tutte le cose,
Fossero tristi oppure deliziose.


Così è per quell'ultimo viaggio
Su cui riflette molto e spesso il saggio,
Finché non viene par consolatorio,
Ma quando strappa il velo illusorio,
Di cui è fatto il corpo e il mondo tutto,
Allora sol si vede quanto è brutto,
Di che lacrime è fatti e che dolore,
Lasciare tutto quanto ci sta a cuore.

La morte di Katherine Mansfield

Non so perchè venni qui,
Se avrei potuto contare qualche giorno in più,
O scrivere ancora una storia breve,
Così come effimera fu la mia triste vita.
Conobbi l'amore dei libri,
E spesso mi fu difficile
Trovare qualcuno con cui condividerli,
Ma che gioia quando accadeva!
Allora si dissolvevano in vapore
I restanti affanni, e i mille dolori provati,
Quando mi sentivo sola tra la gente.
Quand'erano gli stessi i volumi
Che commentavamo insieme!
E le difficoltà affrontate,
L'impossibilità di emergere,
E la frustrazione
Di vedere negletti
Quei miei cari scritti che pur tanto amavo.


E poi venne la desolazione
Della tubercolosi a ricordarmi
Del disinganno di Miss Brill,
E quante cure provai! Quanto invano!
Giunsi qui, forse per trovarvi la guarigione,
Forse per cercare qualcosa, non so,
Ma fui accolta da questi
Arcangeli vestiti semplicemente,
Che mi porgevano cure ed amore,
Dipingendo stelle ed angeli
Sulle mie personali pareti di legno.


Qui nel mio letto ero sdraiata,
Come una regina morente,
Il latte fu il mio farmaco,
La mucca la mia infermiera;
E fu così che seppi,
Ma non dissi nulla,
Che dovevo accettare
Il mio amaro destino,
E che non c'era ancora via di fuga.
Pur scomparve il dolore,
Per lasciar luogo
Alla serenità.


Perché compresi anche
Che mi era stato permesso
Di morire come a pochi mortali è concesso.
I dipinti mi aprivano le porte del Cielo,
E le stelle riversavano su di me
I raggi dell'Infinito,
Io inspiravo ed espiravo Amore.
Solo allora appresi
Quanto grande già era
Il conforto
Alle mie infinite sofferenze.


E spirai sorridendo.

Quando un libro finisce

Rileggo i " Frammenti " di Ouspensky,
Ed è sullo spazio dopo le ultime righe,
Che si proiettano ricordi colorati
D'improbabili commenti davanti
A cioccolate calde, caffé e cappuccini,
Morbide brioches di Alpignano,
Momenti di amicizia e sorrisi,
Sotto il freddo delle mattine invernali,
Mentre il fiato si condensa nell'aria.


Ricordi di visite a improbabili bazaar
Cosmopoliti, dagli elefanti indiani
A statuette africane e romanzi francesi,
Trovavo il mondo esposto sulle bancarelle
D'un paese che non avevo ancora conosciuto.
Provo rimpianto per quelle notti
Passate uscendo dal bar biliardo
- Giocando commentavamo
Hegel, Schopenhauer e la Baghavad Gita -
Mentre si parlava di consapevolezza,
Yoga e gli scritti di Michelstaedter,
Sotto i bagliori dei glifi di Giordano Bruno,
Che effimere lampade mai più riviste
Proiettavano al suolo, meravigliando Torino.


Notturni esoterici sfolgoranti di Magia,
Come solo Torino forse al mondo può darti,
Momenti di amicizia e di condivisione,
Che ancora oggi mi danno la forza
Di muovermi in un mondo che non mi appartiene.
Così richiudo la copertina
Sopra tutti i bei ricordi sul foglio bianco,
Che ancora adesso illuminano il libro,
E che solo io posso vedere.
E mi rimane un languore di dolcezza,
Che solo a volte riesci a percepire,
Quando un libro finisce.

martedì 1 gennaio 2008

Capodanno infelice

Viene sempre un momento
A capodanno,
In cui ti guardi indietro,
E piangi,
Sia pure sapendo
Che nulla
Avrebbe potuto andare
Diversamente
Da com'è andato.


Ma rimani a piangere,
Guardando indietro,
Agli anni trascorsi,
Ai luoghi visitati,
Ai desideri irrealizzati,
E a quelli realizzati,
Che rimangono
Nell'immaginazione
Come sogni perduti.


Così le lacrime cadono
Sopra attimi taglienti,
Cristallizzati attorno al vuoto dell'essere,
Coperti di polvere.