Preso da qualche tristezza,
Mentre il mio cuore si spezza,
Mi guardo attorno e non so
Cos'è che vorrei e che non ho.
Non mi manca un po' di libertà,
Per fare qualcosa che mi va,
Come acquistare un libro o un DVD,
Sedermi ed ascoltare un buon CD,
E se a volte un po' di tempo avanza,
Mi dedico al canto od alla danza,
O recito piano una preghiera,
Che sento nel cuore sincera.
Preso da qualche tristezza,
Mentre il mio cuore si spezza,
Mi guardo attorno e non so
Cos'è che vorrei e che non ho.
Sento che ho attorno molto affetto,
A cui non so reagir che con difetto,
Certo ne soffro dopo ma ormai è tardi,
O cuor che prima taci e dopo ardi!
Non mi dispiace forse il mio lavoro,
Nel quale per gran tempo al dì dimoro,
Ma allora di che è fatta quella gabbia,
Che porta sbarre di dolore e rabbia?
Preso da qualche tristezza,
Mentre il mio cuore si spezza,
Mi guardo attorno e non so
Cos'è che vorrei e che non ho.
Tutto mi sembra bello e positivo,
Il tempo scorre vigile ed attivo,
Non sembra mancar nulla nella vita,
Eppure in cuore ho sempre una ferita.
Sarà dentro di me quel gran problema,
Che mi causa tanto dolore e pena,
Perché vorrei dar gioia e tanto affetto,
Ma è ben altro ch'esce dal mio petto.
Preso da qualche tristezza,
Mentre il mio cuore si spezza,
Mi guardo attorno e non so
Cos'è che vorrei e che non ho.
martedì 20 novembre 2007
Quando piangevi
Quando piangevi,
Guardavi la pioggia
Scorrere sui vetri
Della finestra,
Ed intuivi
Lontano il mare
Delle lacrime
Da versare.
Quanto sorridevi,
Sfogliando le pagine
Di quell'album
Di figurine
Completato a fatica!
Quanto gioia
Per una cosa
Che non trovi più.
Quando cantavi,
La musica
Delle parole
Si perdeva
In lontananza,
Rendendo lieti
Uomini
E angeli.
E adesso
Ti guardi allo specchio
Ripensi
Ai tempi trascorsi,
Ai giorni lontani,
Mentre si riflette
L'immagine
Dell'impermanenza.
Guardavi la pioggia
Scorrere sui vetri
Della finestra,
Ed intuivi
Lontano il mare
Delle lacrime
Da versare.
Quanto sorridevi,
Sfogliando le pagine
Di quell'album
Di figurine
Completato a fatica!
Quanto gioia
Per una cosa
Che non trovi più.
Quando cantavi,
La musica
Delle parole
Si perdeva
In lontananza,
Rendendo lieti
Uomini
E angeli.
E adesso
Ti guardi allo specchio
Ripensi
Ai tempi trascorsi,
Ai giorni lontani,
Mentre si riflette
L'immagine
Dell'impermanenza.
I mille volti dell'Universo
Scruto i mille volti dell'Universo,
Che esprimono qualcosa di sfuggente,
La pioggia, il sole, tutto è diverso,
Se so che oggi non ti son presente,
Ché il mio pensiero in te s'è già disperso,
E ne è rimasto poco più di niente,
Anch'io nel mondo ormai mi sono immerso:
Cercai qualche ristoro tra la gente.
Ma abbiam raggiunto gli Eoni Superiori,
Oltre galassie fatte di pensieri,
Unendo i nostri corpi e i nostri cuori,
Oltre gli astri fulgenti e i buchi neri,
Nei quali entrati non si può uscir fuori,
Se non sei Luce che giammai disperi.
Che esprimono qualcosa di sfuggente,
La pioggia, il sole, tutto è diverso,
Se so che oggi non ti son presente,
Ché il mio pensiero in te s'è già disperso,
E ne è rimasto poco più di niente,
Anch'io nel mondo ormai mi sono immerso:
Cercai qualche ristoro tra la gente.
Ma abbiam raggiunto gli Eoni Superiori,
Oltre galassie fatte di pensieri,
Unendo i nostri corpi e i nostri cuori,
Oltre gli astri fulgenti e i buchi neri,
Nei quali entrati non si può uscir fuori,
Se non sei Luce che giammai disperi.
Petali di loto
Una volta conoscevo un uomo straordinariamente ricco: infatti possedeva una quantità indescrivibile di petali di loto, che riusciva a rendere utili per ogni necessità: le mura della sua casa erano infatti costruite con petali di loto, e anche se a volte entrava un po' di vento, si può dire che dentro la sua dimora non piovese poi più di tanto, anche i mobili erano costruiti in petali di loto, se, volendo fare un esempio, foste andati a trovarlo, vi avrebbe fatto sedere su una comoda poltrona in petali di loto, e a capodanno vi avrebbe offerto semi di loto canditi.
Inutile descrivere il suo immenso campo di fiori di loto, nonché farvi sapere che anche quando leggeva, leggeva petali di loto, giacché era in grado di decodificare la posizione sociale di un petalo di loto in base al suo aspetto: se il petalo si fosse presentato spiegazzato e scomposto, egli avrebbe detto che doveva essere fuggito di casa, e da quel giorno, essersela passata piuttosto brutta, mentre se aveva soltanto qualche piegolina, probabilmente si trattava di un petalo agiato, che tuttavia aveva avuto qualche momento di difficoltà, un petalo di ottimo aspetto, invece era con ogni probabilità uno che poteva permettersi una certa eleganza.
Riusciva anche a dialogare con i petali di loto: formulava una domanda, una sua opinione, o un suo desiderio, e quindi disponeva a terra i petali in modo che formassero una risposta od un commento: sarebbe improprio riferire qui quante cose lui e i suoi petali si siano detti, quel che è certo, è che erano, sia lui che i petali intendo, d'accordo su una cosa, ovvero che il suo futuro sarebbe stato tutto vissuto tra i petali di loto, così come, d'altronde, il suo presente e il suo passato.
Purtroppo, oggi quell'uomo che amava tanto i fiori di loto non c'è più, e siccome non aveva eredi, la sua ricchezza se l'è portata via il vento, ma se vi capiterà, quando siete di passaggio, di imbattervi in un fior di loto, provate a guardarlo, e vi accorgerete che anch'esso, per un solo istante, vi scruterà attentamente, come a cercare di riconoscere un amico che seppe amare con tale intensità da lasciare un ricordo comune a tutti i fiori di loto del mondo.
Inutile descrivere il suo immenso campo di fiori di loto, nonché farvi sapere che anche quando leggeva, leggeva petali di loto, giacché era in grado di decodificare la posizione sociale di un petalo di loto in base al suo aspetto: se il petalo si fosse presentato spiegazzato e scomposto, egli avrebbe detto che doveva essere fuggito di casa, e da quel giorno, essersela passata piuttosto brutta, mentre se aveva soltanto qualche piegolina, probabilmente si trattava di un petalo agiato, che tuttavia aveva avuto qualche momento di difficoltà, un petalo di ottimo aspetto, invece era con ogni probabilità uno che poteva permettersi una certa eleganza.
Riusciva anche a dialogare con i petali di loto: formulava una domanda, una sua opinione, o un suo desiderio, e quindi disponeva a terra i petali in modo che formassero una risposta od un commento: sarebbe improprio riferire qui quante cose lui e i suoi petali si siano detti, quel che è certo, è che erano, sia lui che i petali intendo, d'accordo su una cosa, ovvero che il suo futuro sarebbe stato tutto vissuto tra i petali di loto, così come, d'altronde, il suo presente e il suo passato.
Purtroppo, oggi quell'uomo che amava tanto i fiori di loto non c'è più, e siccome non aveva eredi, la sua ricchezza se l'è portata via il vento, ma se vi capiterà, quando siete di passaggio, di imbattervi in un fior di loto, provate a guardarlo, e vi accorgerete che anch'esso, per un solo istante, vi scruterà attentamente, come a cercare di riconoscere un amico che seppe amare con tale intensità da lasciare un ricordo comune a tutti i fiori di loto del mondo.
Nostalgia per il mondo antico
Lascia che il vento gonfi le ali
Del ligneo veliero privo di insegne,
Mentre risalgo il fiume che dà la vita,
Volgendo lo sguardo verso i cieli,
E verso quel Nilo delle altre terre.
Possa io rivivere, ultimo viaggiatore,
Le piramidi che si stagliano acute,
La sfinge regina, sorriso della Monnalisa,
Adesso che non è crepato dai cannoni,
E più oltre si stagliano in una coda senza fine
Le milizie trionfanti di Ramesse II verso Qades,
I carri e le lance risplendono al sole,
Chiudendo i miei occhi feriti.
Dove sei Napoleone ora? Dove sei?
Incalza il tuo sguardo da quel sovrano,
La tua precedente incarnazione? Il tuo regime?
Sole di bronzo, sole di acciaio di cannoni,
Sole spezzato sulle infinite cuspidi di Marte,
Ma adesso è il regno dei sacerdoti
Mentre il coccodrillo si sporge oltre la nave,
Salendo a fatica sulle sponde limacciose,
E i contadini più lontano ancora,
Agitano senza tregua gli strumenti di lavoro.
Il sacro ibis si posa sull'albero della nave,
Ma io mi allontano dalla Terra Nera,
Varcando i confini del delta.
Mediterraneo, Mediterraneo, amato mare
I più gran tesori brillarono nelle tue acque,
Centro un tempo del mondo, ora d'Europa,
Quanti ori, anfore, e archibugi hai visto?
Ma adesso una nave ci incrocia da Creta,
Ci inviano saluti i marinai amichevoli,
Rispondiamo perché il viaggio è senza fine,
Ma unico il porto di tutti.
E ancora prosegue, si allontana la nave,
Giungendo all'Arcadia ricca di meraviglie,
Insondabile abisso di tesori e delizie,
Terra sempre richiesta, mai più raggiunta.
E giovani coronati di fiori oltre la sponda,
Portano sui manti un rosso passionale,
Correndo alla frenetica cadenza dei ditirambi
Del Dio dei virgulti senza tempo dell'ebbrezza,
Si incontrano al centro della piana,
Ma più oltre, più oltre va la nave,
Oltre i tumulti di Scilla e Cariddi impetuose,
Raggiunge Roma circondata dai nemici,
E Numa che ne fondò il sacro culto
( Ne fu complice la ninfa Egeria ),
Ricordando le prescrizioni dei giuristi antichi,
E secondo la Magna Grecia Pitagora,
Solone, Talete, Orfeo, ispirati da Khemi.
Così anche sulle sponde della patria antica,
Il mio pensiero torna a te, o Egitto,
Ché ogni cosa umana fu da te fondata,
Politica, chimica, religione, geometria,
E in ogni campo lasciasti il tuo segno,
Senza fine l'ispirazione si rivolge a te,
Ed ai tuoi simboli senza tempo e senza origine,
Persi nella stessa costituzione originaria del Cosmo:
La sfinge ( alata ), e le sacre piramidi,
I vasi canopi e la costituzione del corpo,
E dell'anima ( mundi ) secondo il 4+1;
O tu tempo antico di cui siamo gli eredi
- Punto dentro il cerchio e mondo senza fine -
A te mi abbandono, e, piano, sorrido.
Del ligneo veliero privo di insegne,
Mentre risalgo il fiume che dà la vita,
Volgendo lo sguardo verso i cieli,
E verso quel Nilo delle altre terre.
Possa io rivivere, ultimo viaggiatore,
Le piramidi che si stagliano acute,
La sfinge regina, sorriso della Monnalisa,
Adesso che non è crepato dai cannoni,
E più oltre si stagliano in una coda senza fine
Le milizie trionfanti di Ramesse II verso Qades,
I carri e le lance risplendono al sole,
Chiudendo i miei occhi feriti.
Dove sei Napoleone ora? Dove sei?
Incalza il tuo sguardo da quel sovrano,
La tua precedente incarnazione? Il tuo regime?
Sole di bronzo, sole di acciaio di cannoni,
Sole spezzato sulle infinite cuspidi di Marte,
Ma adesso è il regno dei sacerdoti
Mentre il coccodrillo si sporge oltre la nave,
Salendo a fatica sulle sponde limacciose,
E i contadini più lontano ancora,
Agitano senza tregua gli strumenti di lavoro.
Il sacro ibis si posa sull'albero della nave,
Ma io mi allontano dalla Terra Nera,
Varcando i confini del delta.
Mediterraneo, Mediterraneo, amato mare
I più gran tesori brillarono nelle tue acque,
Centro un tempo del mondo, ora d'Europa,
Quanti ori, anfore, e archibugi hai visto?
Ma adesso una nave ci incrocia da Creta,
Ci inviano saluti i marinai amichevoli,
Rispondiamo perché il viaggio è senza fine,
Ma unico il porto di tutti.
E ancora prosegue, si allontana la nave,
Giungendo all'Arcadia ricca di meraviglie,
Insondabile abisso di tesori e delizie,
Terra sempre richiesta, mai più raggiunta.
E giovani coronati di fiori oltre la sponda,
Portano sui manti un rosso passionale,
Correndo alla frenetica cadenza dei ditirambi
Del Dio dei virgulti senza tempo dell'ebbrezza,
Si incontrano al centro della piana,
Ma più oltre, più oltre va la nave,
Oltre i tumulti di Scilla e Cariddi impetuose,
Raggiunge Roma circondata dai nemici,
E Numa che ne fondò il sacro culto
( Ne fu complice la ninfa Egeria ),
Ricordando le prescrizioni dei giuristi antichi,
E secondo la Magna Grecia Pitagora,
Solone, Talete, Orfeo, ispirati da Khemi.
Così anche sulle sponde della patria antica,
Il mio pensiero torna a te, o Egitto,
Ché ogni cosa umana fu da te fondata,
Politica, chimica, religione, geometria,
E in ogni campo lasciasti il tuo segno,
Senza fine l'ispirazione si rivolge a te,
Ed ai tuoi simboli senza tempo e senza origine,
Persi nella stessa costituzione originaria del Cosmo:
La sfinge ( alata ), e le sacre piramidi,
I vasi canopi e la costituzione del corpo,
E dell'anima ( mundi ) secondo il 4+1;
O tu tempo antico di cui siamo gli eredi
- Punto dentro il cerchio e mondo senza fine -
A te mi abbandono, e, piano, sorrido.
La ruota gnostica
Nel segno dell'Ariete
Si inizia quella rete,
Alla quale se ti prende,
Lo spirito si arrende,
Muggisce dopo il Toro,
Il segno del lavoro,
Che porta quel carretto
Sotto il di cui tetto
Si parlano i Gemelli,
Son l'uno e l'altro belli,
Esso esce da un fiume
Dal quale con acume
S'è aggregato un granchio,
Che molti chiaman Cancro,
Esso è un poco ferito,
Perché fugge dal ruggito
Di quell'avido Leone,
Sempre pronto alla sua azione,
Una donna l'ammansisce,
Ché lo premia o lo punisce,
E' la Vergine paziente,
Molto placida e attraente,
La quale attende senza fretta
Tutto quello che l'aspetta,
Sempre libra una Bilancia,
Che ha l'una e l'altra plancia
Ben precise e calibrate,
Ma mai furono forgiate,
E' ben vuota una di esse,
Ché spostate sono messe,
Giacché un ruvido scorpione,
Si sporge tutto a penzolone,
Poi si butta nella frasca,
E va a finire in tasca,
Del Sagittario arciere,
Dalle mire fiere,
Che punta e non colpisce,
Giammai egli lo ferisce,
Il fiero Capricorno,
Che gira sempre attorno
All'Aquario beato,
Che il Nirvana ha rintracciato,
E sul suo volto porta
Un'espressione assorta,
Nelle acque della vasca,
Che non sono mai in burrasca,
Due pesci in pace e amore
Riscaldano ogni cuore.
Il Sol durante l'anno
Si muove senza affanno,
Ne visita le case,
E le fa tutte persuase,
Mercurio non riposa,
Ché egli senza posa
Durante il suo viaggio
Porta ogni messaggio,
Venere di lussuria
Non è certo in penuria,
Ne cede un poco a quanti
Per lei si fanno avanti,
Il caotico Marte
Non ha arte né parte,
Un po' del suo furore
Rovescia in ogni cuore,
E poi Giove sovrano
Con lo scettro e con la mano,
Decide ogni decorso
Che avrà di vita il corso,
Mentre il tremendo Saturno,
Placido e taciturno,
Tutti i suoi anelli contando,
Gli anni di vita va sillabando.
Son l'anime prigioniere
Di queste eterne sfere,
Ognuna a tempo torna su
Ma per ripiombare giù.
Dacché i quattro elementi,
Che ovunque son presenti,
Dan vita alla barriera,
Che è, sarà, fu ed era.
Per questo gli alchimisti,
Che gli Arconti han visti,
Parlaron dei metalli,
Che dei Quattro son vassalli,
Affinché purificando,
Senza sosta lavorando,
Si potesse ritornare
A quell'Uno originale,
Quello che di luce e amore,
Solo è fatto e di splendore,
Quello che splendente e saggio
E' il vero Sole in ogni raggio,
Che mandò i suoi inviati,
Sulla Terra li ha guidati,
Contro Arconti tenebrosi,
Materiali e rovinosi,
Perché l'uomo della Luce
Che interiore a lui conduce,
Venisse presto a conoscenza,
E la sua triste semenza.
Facciam l'oro, facciamo l'oro!
Sia il più gran nostro tesoro
L'alchimia spirituale,
Che gli Arconti sfida e sale
Sulle vette delle stelle,
E abbandona pure quelle,
Per salire sullo spalto
Della Gnosi del più Alto,
E così già in questo mondo,
Illuminati nel profondo,
Nell'Amore noi vivremo,
E di Lui già qui sapremo.
Si inizia quella rete,
Alla quale se ti prende,
Lo spirito si arrende,
Muggisce dopo il Toro,
Il segno del lavoro,
Che porta quel carretto
Sotto il di cui tetto
Si parlano i Gemelli,
Son l'uno e l'altro belli,
Esso esce da un fiume
Dal quale con acume
S'è aggregato un granchio,
Che molti chiaman Cancro,
Esso è un poco ferito,
Perché fugge dal ruggito
Di quell'avido Leone,
Sempre pronto alla sua azione,
Una donna l'ammansisce,
Ché lo premia o lo punisce,
E' la Vergine paziente,
Molto placida e attraente,
La quale attende senza fretta
Tutto quello che l'aspetta,
Sempre libra una Bilancia,
Che ha l'una e l'altra plancia
Ben precise e calibrate,
Ma mai furono forgiate,
E' ben vuota una di esse,
Ché spostate sono messe,
Giacché un ruvido scorpione,
Si sporge tutto a penzolone,
Poi si butta nella frasca,
E va a finire in tasca,
Del Sagittario arciere,
Dalle mire fiere,
Che punta e non colpisce,
Giammai egli lo ferisce,
Il fiero Capricorno,
Che gira sempre attorno
All'Aquario beato,
Che il Nirvana ha rintracciato,
E sul suo volto porta
Un'espressione assorta,
Nelle acque della vasca,
Che non sono mai in burrasca,
Due pesci in pace e amore
Riscaldano ogni cuore.
Il Sol durante l'anno
Si muove senza affanno,
Ne visita le case,
E le fa tutte persuase,
Mercurio non riposa,
Ché egli senza posa
Durante il suo viaggio
Porta ogni messaggio,
Venere di lussuria
Non è certo in penuria,
Ne cede un poco a quanti
Per lei si fanno avanti,
Il caotico Marte
Non ha arte né parte,
Un po' del suo furore
Rovescia in ogni cuore,
E poi Giove sovrano
Con lo scettro e con la mano,
Decide ogni decorso
Che avrà di vita il corso,
Mentre il tremendo Saturno,
Placido e taciturno,
Tutti i suoi anelli contando,
Gli anni di vita va sillabando.
Son l'anime prigioniere
Di queste eterne sfere,
Ognuna a tempo torna su
Ma per ripiombare giù.
Dacché i quattro elementi,
Che ovunque son presenti,
Dan vita alla barriera,
Che è, sarà, fu ed era.
Per questo gli alchimisti,
Che gli Arconti han visti,
Parlaron dei metalli,
Che dei Quattro son vassalli,
Affinché purificando,
Senza sosta lavorando,
Si potesse ritornare
A quell'Uno originale,
Quello che di luce e amore,
Solo è fatto e di splendore,
Quello che splendente e saggio
E' il vero Sole in ogni raggio,
Che mandò i suoi inviati,
Sulla Terra li ha guidati,
Contro Arconti tenebrosi,
Materiali e rovinosi,
Perché l'uomo della Luce
Che interiore a lui conduce,
Venisse presto a conoscenza,
E la sua triste semenza.
Facciam l'oro, facciamo l'oro!
Sia il più gran nostro tesoro
L'alchimia spirituale,
Che gli Arconti sfida e sale
Sulle vette delle stelle,
E abbandona pure quelle,
Per salire sullo spalto
Della Gnosi del più Alto,
E così già in questo mondo,
Illuminati nel profondo,
Nell'Amore noi vivremo,
E di Lui già qui sapremo.
lunedì 12 novembre 2007
Preghiera alla Dèa
Te saluto che su stormi di nubi,
Risplendi quando il cielo si fa scuro,
Ed ogni cosa coi tuoi argentei raggi
Fai che sfavilli semplice o grandiosa,
Tu che nient'altro riveli ai mortali,
Se non quanto è in tuo voler si veda,
Regina il cui manto è scintillante
Di diademi fulgenti come stelle,
Tu Iside Natura ognor vegliante
Su quel mondo sognante e addormentato,
Che riposa sotto il placido velo,
Ch'altro non è se non il tuo vestito,
Cucito e senza sosta ricucito,
Di terra in ciel, dall'uno all'altro mare.
Torme di foglie secche scricchiolanti,
Spinosi rami ed alberi pesanti,
Il luccichio di fate in lontananza,
Ed il pensiero che di te fa specchio,
In numeri ordinati senza fine:
La simmetria tra spirito ed essenza
Che a te appartiene e di cui nulla è senza,
Perché il tutto respira del tuo fiato,
Che sia in burrasca, o placido e attenuato.
Così guida la mia via senza sosta,
Ch'ogni speranza giace in Te riposta,
O Dèa Tu che dall'Alto il mondo guardi,
E accogli con il tuo candido abbraccio,
Chiunque ansante a Te levi il suo braccio.
Risplendi quando il cielo si fa scuro,
Ed ogni cosa coi tuoi argentei raggi
Fai che sfavilli semplice o grandiosa,
Tu che nient'altro riveli ai mortali,
Se non quanto è in tuo voler si veda,
Regina il cui manto è scintillante
Di diademi fulgenti come stelle,
Tu Iside Natura ognor vegliante
Su quel mondo sognante e addormentato,
Che riposa sotto il placido velo,
Ch'altro non è se non il tuo vestito,
Cucito e senza sosta ricucito,
Di terra in ciel, dall'uno all'altro mare.
Torme di foglie secche scricchiolanti,
Spinosi rami ed alberi pesanti,
Il luccichio di fate in lontananza,
Ed il pensiero che di te fa specchio,
In numeri ordinati senza fine:
La simmetria tra spirito ed essenza
Che a te appartiene e di cui nulla è senza,
Perché il tutto respira del tuo fiato,
Che sia in burrasca, o placido e attenuato.
Così guida la mia via senza sosta,
Ch'ogni speranza giace in Te riposta,
O Dèa Tu che dall'Alto il mondo guardi,
E accogli con il tuo candido abbraccio,
Chiunque ansante a Te levi il suo braccio.
Nella colonia infernale
Mentre sotto i roventi
Raggi dell'astrale fornace
Si spostano le dune,
Al sinistro suono
Del flauto dell'oscuro Eolo,
E non sono mai le stesse,
Il Derviscio Solitario
Danza
L'eterno cerchio,
Senza sosta.
Aghi senza fine
Cuciono sull'epidermide
Dell'anima
Emozioni tanto
Più profonde
- Sensazionali ferite -
Quanto più
Sono dolorose.
E le poche gioie
- Anch'esse traumi -
Si imprimono
Per svanire subito,
Mentre i dolori rimangono
Come cicatrici.
Miriadi di volti
Senza nome
Vecchi, giovani, anziani,
Si formano come miraggi,
E appaiono e spaiono, appaiono e spaiono,
Senza sosta alcuna,
Occupando l'orizzonte.
Ed è impossibile
Dedicare un pensiero
A ognuno di essi,
Non basterebbe
Una vita intera
Per tutti loro.
Così
Il tempo
Nella colonia infernale
Consuma se stesso,
Tra i palpiti delle sabbie
Roventi.
Raggi dell'astrale fornace
Si spostano le dune,
Al sinistro suono
Del flauto dell'oscuro Eolo,
E non sono mai le stesse,
Il Derviscio Solitario
Danza
L'eterno cerchio,
Senza sosta.
Aghi senza fine
Cuciono sull'epidermide
Dell'anima
Emozioni tanto
Più profonde
- Sensazionali ferite -
Quanto più
Sono dolorose.
E le poche gioie
- Anch'esse traumi -
Si imprimono
Per svanire subito,
Mentre i dolori rimangono
Come cicatrici.
Miriadi di volti
Senza nome
Vecchi, giovani, anziani,
Si formano come miraggi,
E appaiono e spaiono, appaiono e spaiono,
Senza sosta alcuna,
Occupando l'orizzonte.
Ed è impossibile
Dedicare un pensiero
A ognuno di essi,
Non basterebbe
Una vita intera
Per tutti loro.
Così
Il tempo
Nella colonia infernale
Consuma se stesso,
Tra i palpiti delle sabbie
Roventi.
mercoledì 7 novembre 2007
Ode dello sciamano metropolitano al suo spirito tutelare
Non abbandonarmi,
Guidami,
Ora che sono spaventato
Immerso nelle latebre
Delle tenebre,
Circondato dagli ululati
Delle strutture fantasma.
Portami via,
Mentre dalle mie ferite
Sfavillano quadranti
Di cellulari,
E cavi eletrici
Prendono il posto delle mie vene.
- Tra i miei neuroni
Si incassano spot pubblicitari. -
Aprimi le porte
Su nuove pianure,
Aperte fino all'orizzonte,
Su montagne libere dai fumi,
Dove si sente il profumo dei campi,
E l'amore tra gli uomini
E' sincero.
Conducimi
Sul tuo sentiero di pace,
Ricordati di me,
Perché non so più distinguere
Tra le nuvole ed i cumulonembi
Di smog,
Adesso,
Anche se sarà solo per finta,
Portami via,
Portami via,
Di qui.
Liberami dall'angoscia
Che sale,
Mentre il cemento mi divora,
Ed il calore dell'acciaio
Sostituisce il calore umano.
Dove stiamo andando?
Fatti sempre più androidi,
Incassati ruotiamo,
Come ingranaggi
Di una macchina
Che non conosciamo.
Aprimi le porte del sogno,
E anche se non riuscirò
A guarire
Ogni malattia,
Anche se non potrò
Stendere la mano
Per prestare aiuto,
Anche se mi sentirò solo,
Saprò che tu non mi hai abbandonato.
Guidami,
Ora che sono spaventato
Immerso nelle latebre
Delle tenebre,
Circondato dagli ululati
Delle strutture fantasma.
Portami via,
Mentre dalle mie ferite
Sfavillano quadranti
Di cellulari,
E cavi eletrici
Prendono il posto delle mie vene.
- Tra i miei neuroni
Si incassano spot pubblicitari. -
Aprimi le porte
Su nuove pianure,
Aperte fino all'orizzonte,
Su montagne libere dai fumi,
Dove si sente il profumo dei campi,
E l'amore tra gli uomini
E' sincero.
Conducimi
Sul tuo sentiero di pace,
Ricordati di me,
Perché non so più distinguere
Tra le nuvole ed i cumulonembi
Di smog,
Adesso,
Anche se sarà solo per finta,
Portami via,
Portami via,
Di qui.
Liberami dall'angoscia
Che sale,
Mentre il cemento mi divora,
Ed il calore dell'acciaio
Sostituisce il calore umano.
Dove stiamo andando?
Fatti sempre più androidi,
Incassati ruotiamo,
Come ingranaggi
Di una macchina
Che non conosciamo.
Aprimi le porte del sogno,
E anche se non riuscirò
A guarire
Ogni malattia,
Anche se non potrò
Stendere la mano
Per prestare aiuto,
Anche se mi sentirò solo,
Saprò che tu non mi hai abbandonato.
Unico tramite
Portando
Questo carico
Di materiale
Organico
Da riciclo,
Vado,
Guidato
Dall'immaginazione,
Unico tramite
Tra l'uomo
E gli Dèi.
Questo carico
Di materiale
Organico
Da riciclo,
Vado,
Guidato
Dall'immaginazione,
Unico tramite
Tra l'uomo
E gli Dèi.
La passeggiata
Ricordi le tue passeggiate
Tra more e lamponi,
La mano coglieva
I frutti
A riporli nel cesto,
E il sole
Tra i rami
Mandava come
Bagliori
Dall'Altrove.
Le foglie verdi
Erano fresche,
E il tempo,
Stanco della
Sua eternità,
Ti poggiava
La mano
Sulla spalla.
E tu
Lo sostenevi
Sorridendo radiosa
Della tua giovinezza,
Incapace di credere
Come avrebbe
Ricambiato
Il tuo aiuto.
E intanto
Continuavi a raccogliere
More e lamponi,
Che lucevano dal cesto,
La cui
Trasmutazione alchemica
Avrebbe reso l'indomani
Radioso
Il tuo volto.
Tra more e lamponi,
La mano coglieva
I frutti
A riporli nel cesto,
E il sole
Tra i rami
Mandava come
Bagliori
Dall'Altrove.
Le foglie verdi
Erano fresche,
E il tempo,
Stanco della
Sua eternità,
Ti poggiava
La mano
Sulla spalla.
E tu
Lo sostenevi
Sorridendo radiosa
Della tua giovinezza,
Incapace di credere
Come avrebbe
Ricambiato
Il tuo aiuto.
E intanto
Continuavi a raccogliere
More e lamponi,
Che lucevano dal cesto,
La cui
Trasmutazione alchemica
Avrebbe reso l'indomani
Radioso
Il tuo volto.
Quant'è bella la Terra, e quant'è grande
Quant'è bella la Terra, e quant'è grande,
Non puoi girarla in una passeggiata,
E non arrivi poi molto lontano,
Se sai di quanti posti è fatto il mondo,
In esso ci sono volpi e stambecchi,
Assieme a piante e cedri odorosi,
A funghi ed insetti laboriosi,
Che si rinnovan ripetutamente.
Ma vegliano sui monti i castelli,
Architettoniche reliquie d'ere
Ormai perdute da tempo, e ponti
Che varcano un fiume oppure un istmo
( Luoghi ai quali, perché non saprei dire,
Con grande affetto mi sento attaccato ),
Strade selciate tutti reliquiari
Che rimangono come tracce morte,
Ma belle invero, belle per davvero,
Di vite che oramai non son più vita,
Eppure parlan come la Natura,
Ché ogni cosa pare far racconto
Di quanto al tempo deve render conto.
Non puoi girarla in una passeggiata,
E non arrivi poi molto lontano,
Se sai di quanti posti è fatto il mondo,
In esso ci sono volpi e stambecchi,
Assieme a piante e cedri odorosi,
A funghi ed insetti laboriosi,
Che si rinnovan ripetutamente.
Ma vegliano sui monti i castelli,
Architettoniche reliquie d'ere
Ormai perdute da tempo, e ponti
Che varcano un fiume oppure un istmo
( Luoghi ai quali, perché non saprei dire,
Con grande affetto mi sento attaccato ),
Strade selciate tutti reliquiari
Che rimangono come tracce morte,
Ma belle invero, belle per davvero,
Di vite che oramai non son più vita,
Eppure parlan come la Natura,
Ché ogni cosa pare far racconto
Di quanto al tempo deve render conto.
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