sabato 23 febbraio 2008

Antartide

Ripongo sul comodino il libro
Di Cornelio Agrippa,
E mi trasporto al computer perché
Non so bene cosa fare, ora,
Di me stesso.
Cerco immagini di posti lontani,
Perché so che ovunque io sia,
Non vorrei essere lì,
E trovo una gigantografia
Dell'Antartico.


Ed è lì che lascio
Galleggiare la mia anima,
Finché non arrivi
A quell'immensa distesa
Di ghiacci,
Dove finalmente solo,
Lontano dal traffico
E dall'aritmica danza
Delle macchine,
Potrò serenamente contemplare.


E sono le montagne lontane,
E le file di pinguini senza sosta,
Che sembrano felici
Nei loro abiti eleganti,
A restituirmi qualche sicurezza,
Che avevo perduto.
Si stagliano lontane
Montagne di freddo,
Inerpicatesi pericolosamente
Verso il Sole.


E poi è un sussulto,
Come di quando
Trema la terra,
A intimorirmi,
Ma non mi fa cadere
Quell'iceberg
Che si stacca;
Sopra di esso
Potrebbero ergersi
Città e villaggi e paesi.


E' una contemplazione vuota
Quella che ho
Davanti a me,
Pure è tanto piacevole,
Così com'è priva
Di ogni cosa,
Deserto bianco,
Quasi una tavolozza da riempire
Di idee, colori,
O attimi dimenticati.


E non è difficile
Immaginare
Dove non c'è niente,
Per pochi attimi risorgere
Continenti perduti,
Lande leggendarie,
Che pur fossero finzione,
Oh! Quanto hanno influenzato
La storia dell'uomo,
Atlantide e Lemuria.


E mi ricordo
Di uomini così lontani
Da me
E dalla mia realtà,
Ruggero Bacone
O Tommaso Moro,
O il Campanella,
Che vollero forgiare
La realtà
Sulla misura d'un sogno.


E davanti a me
Tornano per un attimo
A sollevarsi
Antiche costruzioni,
Dedali intricati
Di città murate
Intrise di fiumi
Come cerchi perfetti,
E non sono anomale
Quelle piramidi ben strutturate.


E uomini e donne
Volano nel cielo,
Con ali artificiali
- Ispireranno la storia
di Icaro in fuga,
Che volle competere
Con il temibile astro diurno. -
E ovunque palazzi
Svettano bianchi
E decorati d'oro.


Che ne è dei tuoi simulacri,
Atlantide?
Cosa dei tuoi mercati
Gremiti del popolo
Delle tue città,
E dei tuoi effluvi
Ed aromi?
Qui non ti trovo,
Tra questi ghiacci perenni.


Ma forse è questo
Il traguardo
Della storia umana.
Forgiare un mito,
E tornando ad esso,
Costruirlo nel vero,
Ed oggi gli uomini,
L'uno all'altro mai stati
Così vicini,
Tornano a solcare i cieli.


Ma allora
Perché un'epoca di pace
E di prosperità
Tarda ad arrivare?
Tornino anche
Gli uomini tutti
A stringere un unico cerchio,
E sia questo il segno
Del tuo ultimo ritorno,
Atlantide.


E presto,
Mentre si dissolve
Questo mio sogno
Tra lande desolate,
Io tornerò
Ad abbracciare un mio libro,
Per dimenticare
Che non so poi bene
Che fare
Di me stesso.

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