Ripongo sul comodino il libro
Di Cornelio Agrippa,
E mi trasporto al computer perché
Non so bene cosa fare, ora,
Di me stesso.
Cerco immagini di posti lontani,
Perché so che ovunque io sia,
Non vorrei essere lì,
E trovo una gigantografia
Dell'Antartico.
Ed è lì che lascio
Galleggiare la mia anima,
Finché non arrivi
A quell'immensa distesa
Di ghiacci,
Dove finalmente solo,
Lontano dal traffico
E dall'aritmica danza
Delle macchine,
Potrò serenamente contemplare.
E sono le montagne lontane,
E le file di pinguini senza sosta,
Che sembrano felici
Nei loro abiti eleganti,
A restituirmi qualche sicurezza,
Che avevo perduto.
Si stagliano lontane
Montagne di freddo,
Inerpicatesi pericolosamente
Verso il Sole.
E poi è un sussulto,
Come di quando
Trema la terra,
A intimorirmi,
Ma non mi fa cadere
Quell'iceberg
Che si stacca;
Sopra di esso
Potrebbero ergersi
Città e villaggi e paesi.
E' una contemplazione vuota
Quella che ho
Davanti a me,
Pure è tanto piacevole,
Così com'è priva
Di ogni cosa,
Deserto bianco,
Quasi una tavolozza da riempire
Di idee, colori,
O attimi dimenticati.
E non è difficile
Immaginare
Dove non c'è niente,
Per pochi attimi risorgere
Continenti perduti,
Lande leggendarie,
Che pur fossero finzione,
Oh! Quanto hanno influenzato
La storia dell'uomo,
Atlantide e Lemuria.
E mi ricordo
Di uomini così lontani
Da me
E dalla mia realtà,
Ruggero Bacone
O Tommaso Moro,
O il Campanella,
Che vollero forgiare
La realtà
Sulla misura d'un sogno.
E davanti a me
Tornano per un attimo
A sollevarsi
Antiche costruzioni,
Dedali intricati
Di città murate
Intrise di fiumi
Come cerchi perfetti,
E non sono anomale
Quelle piramidi ben strutturate.
E uomini e donne
Volano nel cielo,
Con ali artificiali
- Ispireranno la storia
di Icaro in fuga,
Che volle competere
Con il temibile astro diurno. -
E ovunque palazzi
Svettano bianchi
E decorati d'oro.
Che ne è dei tuoi simulacri,
Atlantide?
Cosa dei tuoi mercati
Gremiti del popolo
Delle tue città,
E dei tuoi effluvi
Ed aromi?
Qui non ti trovo,
Tra questi ghiacci perenni.
Ma forse è questo
Il traguardo
Della storia umana.
Forgiare un mito,
E tornando ad esso,
Costruirlo nel vero,
Ed oggi gli uomini,
L'uno all'altro mai stati
Così vicini,
Tornano a solcare i cieli.
Ma allora
Perché un'epoca di pace
E di prosperità
Tarda ad arrivare?
Tornino anche
Gli uomini tutti
A stringere un unico cerchio,
E sia questo il segno
Del tuo ultimo ritorno,
Atlantide.
E presto,
Mentre si dissolve
Questo mio sogno
Tra lande desolate,
Io tornerò
Ad abbracciare un mio libro,
Per dimenticare
Che non so poi bene
Che fare
Di me stesso.
sabato 23 febbraio 2008
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