giovedì 31 gennaio 2008

Uomini col paraocchi

Siam tutti uomini col paraocchi,
Che vanno avanti pei lenti rintocchi,
Scanditi piano da un orologio,
Che ci conduce fino al necrologio,
Non ha importanza se pensi o se speri,
Che qualche tuo sogno un giorno si avveri,
Perché ogni strada è presto segnata,
E non c'è svolta, non c'è ritirata.
Ti svegli stanco, vorresti dormire,
Finché il dì nuovo non torni a finire,
Ma gli altri orologi sul tuo destino,
L'uno all'altro si staglian vicino,
Ti levi pronto ad affrontar il giorno,
Facendo colazione nel soggiorno,
Scendi di fretta e i semafori rossi,
Sono per te impedimenti grossi,
Poi pensi ad altro ma un clacson ti suona,
E ti ricorda che non sei in poltrona,
Poi il giorno passa, le solite cose,
'Sì necessarie, ma fuligginose,
Come di polvere grigia e di noia,
Pur anche in esse cerchi qualche gioia.
Infine stanco torni dal lavoro,
Alla famiglia, il più grande tesoro,
E ti rinfrancano i dolci sorrisi,
Il piatto caldo, e quei cari visi,
La cena preparata con amore,
Che allieta l'animo, e scalda il cuore.
Sei sempre stato onesto e sincero,
Ma è solo qui che conta il tuo pensiero,
Parli in famiglia, si ride e si scherza,
E del futuro non pensi alla sferza,
Che minacciosa all'orizzonte incombe,
Qualcuno riesce, ed altri soccombe.
Vorresti poi forse leggere un poco,
Ma ti si chiude lo stanco occhio fioco,
Riponi il libro, e alla televisione
Assisti a una triste, vecchia canzone,
Cantata in " presto " per finirla in fretta,
Perché un altro programma ancora aspetta,
Di essere mandato in onda all'ora,
Che gli compete, e non arriva ancora.
Commenti le notizie nella casa,
Che dalle informazioni è tutta invasa,
Chi ti dà torto, chi ti dà ragione,
Ognuno esprime qualche sua opinione;
Non influisce sopra l'avvenire,
Però, quello che ognuno vuole dire.
Poi la notte cala sopra i tetti,
E ognuno immagina quanto l'aspetti,
Dal suo domani di spine fiorite,
Tra qualche gaudio, e mille ferite,
Ma scende il sonno a dare conforto,
A chi ha ragione, ma anche a chi ha torto.


Perché siamo uomini col paraocchi,
E ci agitiamo come tanti fiocchi
Di neve, che cade in una coltre,
Che resta a terra, e non va mai oltre.

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