I.
Nella notte, tra l'infinite stelle,
Argentea si staglia la luna piena,
Circondata da 'sì tante faville,
Con la sua luce il mare rasserena,
E l'aria porta piano il suo messaggio
Alle rigonfie vele della nave,
Che da lontano ancor prosegue il viaggio,
Per giungere a mèta assai soave;
La chiglia e lo scafo son d'argento,
Gli alberi di platino brillante,
Son d'oro le vele piene di vento,
Da poppa a prua è tutto scintillante,
E il Principe immerso tra i bagliori,
Lievemente la cetra accarezzando,
Rilascia, tra melodici fulgori,
Parole che al Tempo fan comando:
- Portami in fretta alla promessa sposa,
Al forte ed imprendibile castello,
Allo stemma del Corvo e della Rosa,
Alle mie roccaforti di corallo.
Presto la voglio far la mia regina,
Vestirla con la seta e coi tessuti
D'ogni regione lontana e vicina,
Come mai nessun'altra ha prima avuti.
Governeremo con grande saggezza,
La Pace fiorirà nel nostro Regno,
Pel popolo saremo una carezza,
E nella storia lasceremo il segno. -
Così cantava bramando un futuro
Di Somma Luce, tutt'altro che oscuro.
II.
Ma il canto fu interrotto dai rumori
D'aspre acque levantisi scroscianti,
Dalle cui increspature usciron fuori
La Regina dell'Ondine ed i suoi fanti,
I Tritoni dal muscoloso torso.
La Sovrana a cavallo d'uno squalo,
Di quella nave fermò presto il corso,
Al Principe mostrando volto malo.
Egli tremando fe' cader la cetra,
E rimase tacito ed immobile,
Come quei ch'al timor presto s'impetra:
Così si spezzò il suo canto nobile.
Saliva la Regina sulla nave,
Il verde volto assai duro e rigido.
Negli occhi aveva un'espressione grave,
Il suo contegno era duro e frigido:
- Così dimenticasti la promessa,
Che mi facesti un giorno nel mattino,
L'esitazione non è ormai più ammessa,
Il tempo si fa sempre più vicino,
Udii che vuoi tornare alla tua sposa,
A quanto ti ricordi del passato,
Allo stemma del Corvo e della Rosa,
Il Simbolo di quanti t'hanno amato.
Ma di renderti un grande marinaio
Ricorderai che un giorno mi chiedesti,
Adesso non dovrai levare guaio,
Quanto hai voluto in tua vita avesti. -
Così parlò la Regina dell'onde,
Che spesso sotto i flutti si nasconde.
III.
Il Principe non riusciva a parlare,
Il fiato non gli entrava nei polmoni,
A lungo fu costretto a boccheggiare,
Guardava la Regina ed i Tritoni:
- Mi ricordo quel giorno e quel mattino,
In cui raggiunsi le coste fluenti,
Mi feci ad esse sempre più vicino,
E pronunziai le parole eloquenti,
Ma non dimenticar, prego, il mio regno,
Pel quale accumulai la conoscenza,
Sarà d'ogni gioia il popolo pregno,
Grazie a come fruirò della mia scienza. -
Ma la Regina non si fe' commossa,
Dalle parole dette con ardore,
Non fece alcun cenno, od altra mossa,
A dimostrar che forse aveva un cuore:
- A me che importa della tua corona,
Della tua scienza, o delle tue intraprese?
Altro Regno gestisco in altra zona,
Non ti varrà tal detto a far pavese,
Altre cose del mio venir son chiave,
Altri motivi hanno le mie voglie,
Ed il vento che spinge la tua nave,
Sarà più utile a spostar le foglie;
Non ci sarà più alcuna dilazione,
Ed il tempo ch'avesti è ormai scaduto.
Finisce la tua peregrinazione,
Restituendo quanto hai ricevuto. -
Brilla ancora la luce della luna,
Ma di stelle non n'è rimasta alcuna.
IV.
La Principessa è da tempo invecchiata,
Eppure ogni dì raggiunge la sponda,
Chiedendosi perché non sia arrivata
La nave che viaggiò di onda in onda.
E' devastato da tempo il castello,
Perchè fu preda di orde nemiche,
Non è rimasto più nessun corallo,
Tra i dirupi, i fossati, e le biche;
Il popolo ormai privo di sostegno,
Tra le rovine si muove furtivo,
E non ricorda più cosa sia il Regno,
Nessuno se domani sarà vivo
Può dire, e raccoglie le radici
E le erbe, per fare un magro pane.
Non ci sono più amori né amici,
Solo paura è quello che rimane.
Ma un uomo dai capelli lunghi e verdi,
Un Prince dallo sguardo fermo e acuto,
Sebbene nel prepararsi si attardi,
Del padre ogni scienza ha ricevuto;
E' il figlio dell'inquieto marinaio
E della Gran Regina delle Ondine,
Lui porta sempre un religioso saio,
Ed una spada d'acciaio assai fine.
Presto la sua eredità di comando
Verrà al paterno regno a reclamare,
Allor sapientemente governando,
Saprà unir le terre, ed ogni mare.
La Terra intera sarà la sua sposa,
Ché Egli sarà il Corvo, e Lei la Rosa.
sabato 9 febbraio 2008
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