Scrivo questi versi per narrarti
Di quella mezz'ora che passai in Paradiso,
E fu una grazia che certo non meritai:
Là non si ha questo vestito intessuto di gracili spoglie,
Sempre uguale, inelegante e rozzo, che si sporca facilmente,
E che giorno per giorno va sostituito,
Parendo destinato al dolore e al bisogno.
Lassù i Pegasi pascolano nel celeste prato,
E si specchiano le loro immagini saltellanti
In fiumi di latte e miele che non ristorano la sete,
Ma solleticano per chi lo desidera il piacere col loro sapore,
E così li vedi bianchi in alto, e dorati in basso.
All'orizzonte troverai castelli costruiti in oro ed avorio,
Costellati di smeraldi,
Ognuno di essi è diverso, e nessuno è più bello dell'altro,
E ti dirò di più: il più bel palazzo di questo mondo è solo una caverna rispetto a
[ qualunque di essi.
Al di sopra dei minareti scintillano i bagliori di un sole che non brucia la pelle,
Ma accompagnato da una delicata frescura dei venti sembra quasi
Lasciarti assaporare un'atmosfera di delizia.
Non rischierai di perderti lì dentro, giacché sempre un Angelo converserà con [te alla bisogna,
E ne usciresti a malincuore, se non sapessi d'altre, infinite meraviglie che ti
[ aspettano, così qui non troverai neanche il rimpianto.
Le urì gentili vagano tra le verdi erbe cercando sempre a chi donare nuovo amore.
Le loro carezze sono di un tale incanto che un dolce brivido percorre il tessuto
[ stesso dell'anima,
Lasciando alle sue spalle come un'armonia di vibrazioni,
Un contrappunto per il successivo bacio,
Che sembra quasi suggere dall'anima ogni antico desiderio inespresso ed appagarlo.
Tant'è che non si riesce a sentirsi stanchi di tale amore.
Si cammina su erbe e cespugli tanto soffici e multicolori,
Che pare di muoversi su un tappeto intarsiato ricucito sull'eternità,
E gli alberi mostrando pomi nudi e splendenti di un bagliore dorato
Invitano a cogliere il fragrante nutrimento tra i riccioli verdi,
E molto spesso ci si riunisce attorno a falò improvvisati che non causano incendi,
A parlar d'ogni cosa, perché qui chiunque possiede la somma scienza,
Non si ha dualità, non diverbio di opinioni entrambe vere entrambe false,
Ma solo la reale conoscenza basata sull'Amore,
Si canta, si balla, si gioisce e si ama attorno ai fuochi,
E senza sosta è l'estasi, perché mai si dorme,
E il più bel ritratto o paesaggio che tu abbia mai visto qui dove siamo ora,
Rispetto a quanto vidi non è che un pallido miraggio.
La notte non scende mai, ma se vuoi puoi vedere le stelle in cielo muoversi:
Sono gli Angeli che senza sosta portano avanti i loro compiti felici,
E la luna, anch'essa presente, lancia sguardi di tenerezza verso il suo sole, e [sempre abbondantemente dispensa il suo argento.
D'altre cose e d'altre meraviglie ancora potrei parlarti,
Che conobbi in quella mezz'ora che passai in Paradiso,
Sapendo che quanto ti dissi è solo ciò che è vagamente definibile in parole,
Altre cose vi sono, infinite e più belle,
Ed una somma letizia pervade ognuna di esse,
Ma dovrei coniare milioni di termini nuovi, e spiegarli, e resterebbe tutto [comunque incomprensibile.
Così ti dirò soltanto che poi tornai in Terra, per parlarti
Di questa infinita essenza delle cose.
domenica 30 dicembre 2007
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