L'altra notte preso dall'insonnia,
Scrivo parole concatenate secondo
Un mio adattamento della psicologia
Analitica,
Si aggiunge così un altro tassello
A quello spiacevole ritratto che ho di me stesso
- Avevo cominciato con Freud, continuo così -
Pur mi è talmente spiacevole guardarmi allo specchio,
Che ancora, sapendo, continuo ad accusare il mondo.
Non esiste forse altro che un insieme
Di schegge taglienti - un Io contro l'altro -
Che rovistano senza pietà il tessuto dell'anima.
E quel profondo disgusto che ho per me stesso,
Per la mia pigrizia, avidità, ignoranza,
Pure lo vedo come un amaro calice
Da assaggiare, e che mi porge il mondo.
Così mi perdo in un labirinto intangibile,
Cerco la mia essenza, e trovo solo inconsistenti mura,
Non c'è centro, non c'è uscita, e tutto è vuoto.
E giorno per giorno perdo la consapevolezza,
Trasformando in veleno il farmaco che mi viene dato,
Io Athanòr che funziona a rovescio, privo di poesia,
Non trovo altro mezzo che le macchine per esprimermi,
Rispecchiando nella musica il rumore che mi urla dentro.
Ripenso al passato, ripenso ai ricordi e ricordo
Che da sempre ho brancolato come un cieco
Che cerca un appiglio ma non conosce la destinazione.
Così mi fermo, guardo attorno e ascolto il mio respiro.
domenica 9 dicembre 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento