martedì 20 novembre 2007

La ruota gnostica

Nel segno dell'Ariete
Si inizia quella rete,
Alla quale se ti prende,
Lo spirito si arrende,


Muggisce dopo il Toro,
Il segno del lavoro,
Che porta quel carretto
Sotto il di cui tetto


Si parlano i Gemelli,
Son l'uno e l'altro belli,
Esso esce da un fiume
Dal quale con acume


S'è aggregato un granchio,
Che molti chiaman Cancro,
Esso è un poco ferito,
Perché fugge dal ruggito


Di quell'avido Leone,
Sempre pronto alla sua azione,
Una donna l'ammansisce,
Ché lo premia o lo punisce,


E' la Vergine paziente,
Molto placida e attraente,
La quale attende senza fretta
Tutto quello che l'aspetta,


Sempre libra una Bilancia,
Che ha l'una e l'altra plancia
Ben precise e calibrate,
Ma mai furono forgiate,


E' ben vuota una di esse,
Ché spostate sono messe,
Giacché un ruvido scorpione,
Si sporge tutto a penzolone,


Poi si butta nella frasca,
E va a finire in tasca,
Del Sagittario arciere,
Dalle mire fiere,


Che punta e non colpisce,
Giammai egli lo ferisce,
Il fiero Capricorno,
Che gira sempre attorno


All'Aquario beato,
Che il Nirvana ha rintracciato,
E sul suo volto porta
Un'espressione assorta,


Nelle acque della vasca,
Che non sono mai in burrasca,
Due pesci in pace e amore
Riscaldano ogni cuore.


Il Sol durante l'anno
Si muove senza affanno,
Ne visita le case,
E le fa tutte persuase,


Mercurio non riposa,
Ché egli senza posa
Durante il suo viaggio
Porta ogni messaggio,


Venere di lussuria
Non è certo in penuria,
Ne cede un poco a quanti
Per lei si fanno avanti,


Il caotico Marte
Non ha arte né parte,
Un po' del suo furore
Rovescia in ogni cuore,


E poi Giove sovrano
Con lo scettro e con la mano,
Decide ogni decorso
Che avrà di vita il corso,


Mentre il tremendo Saturno,
Placido e taciturno,
Tutti i suoi anelli contando,
Gli anni di vita va sillabando.


Son l'anime prigioniere
Di queste eterne sfere,
Ognuna a tempo torna su
Ma per ripiombare giù.


Dacché i quattro elementi,
Che ovunque son presenti,
Dan vita alla barriera,
Che è, sarà, fu ed era.


Per questo gli alchimisti,
Che gli Arconti han visti,
Parlaron dei metalli,
Che dei Quattro son vassalli,


Affinché purificando,
Senza sosta lavorando,
Si potesse ritornare
A quell'Uno originale,


Quello che di luce e amore,
Solo è fatto e di splendore,
Quello che splendente e saggio
E' il vero Sole in ogni raggio,


Che mandò i suoi inviati,
Sulla Terra li ha guidati,
Contro Arconti tenebrosi,
Materiali e rovinosi,


Perché l'uomo della Luce
Che interiore a lui conduce,
Venisse presto a conoscenza,
E la sua triste semenza.


Facciam l'oro, facciamo l'oro!
Sia il più gran nostro tesoro
L'alchimia spirituale,
Che gli Arconti sfida e sale


Sulle vette delle stelle,
E abbandona pure quelle,
Per salire sullo spalto
Della Gnosi del più Alto,


E così già in questo mondo,
Illuminati nel profondo,
Nell'Amore noi vivremo,
E di Lui già qui sapremo.

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